Biblioteca

1) Nel seguente link si trovano le monografie della collana Italsider

https://app.box.com/s/ymhr56yit3s7lf8k3ig8vnd6gknvrfef

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2) Nel link seguente si trova l’opera in due volumi di “Scienza delle Costruzioni” del prof. P. Cicala

https://app.box.com/s/oxqd7mr0ranzjk5i4ahxtr9rdloi2j29

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3) Nel presente link si trova l’opera in quattro volumi di “Tecnica delle Costruzioni” del prof. Piero Pozzati.

https://app.box.com/s/4zx7hxxrtk6x81dyb7p2pdtr069mc68a

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4) Nel link seguente si trova l’opera in tre volumi di “Scienza delle Costruzioni” del prof. Alberto Carpinteri

https://app.box.com/s/m5p3xqouaphe8dm0qsi46r3lqnott6zu

Vol. 1 – Titolo: Scienza delle Costruzioni – Autore: Alberto Carpinteri

Vol. 2 – Titolo: Scienza delle Costruzioni – Autore: Alberto Carpinteri

Vol. 3 – Titolo: Calcolo delle strutture isostatiche – Autori: A. Carpinteri, G. Lavoro una, M. Paggi.

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5) “Lezioni di Scienza delle Costruzioni” del prof. Michele Capurso

https://app.box.com/s/04k1vzrpoccc3lnzu7edhxcobhtrkszx

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6) “Tensostrutture: Progetto e Verifica” del prof. Massimo Majowiecki

https://app.box.com/s/aw7wofmuen2x5h28giupcjo2hxl2fw3r

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7) Grande Atlante di Architettura. Opera in 21 ventuno volumi, autori vari.

https://app.box.com/s/1lagoei5yc4s0l8ibe4cpqloyiic3k2i

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8) “Meccanica delle Strutture” opera in tre volumi , autore Prof. Leone Corradi dell’acqua.

https://app.box.com/s/r7wfxurse3rrm9h9medgjyp2zevvmw3r

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9) “c.a. & c.a.p. calcolo di progetto & tecniche costruttive”, autore Prof. F. Leonhardt.

https://app.box.com/s/1uhowviiborp34xanm898lh0pqi39o1p

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10) “Scienza delle Costruzioni”, opera in tre volumi, autore prof. Alfredo Sollazzo.

https://app.box.com/s/j88linxu1wk0sqz86ec09p5xt5nuqrcz

https://app.box.com/s/j88linxu1wk0sqz86cec09p5xt5nuqrcz

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11) “Lezioni di Scienza delle Costruzioni” , opera in tre volumi, autore prof. Roberto Maria De Salvo.

https://app.box.com/s/qraccp3v90fou8fpqxwc635vwslo71sy

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12) “Scienza delle Costruzioni”, opera in due volumi, autori prof. Dante Bonvicini, prof. Bruno Dall’Aglio.

https://app.box.com/s/hd86jkdgijh8r0l1oije0w9i2uo3mmca

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13) “Lezioni di Scienza delle Costruzioni”, opera in due volumi, autore prof. Letterio F. Donato.

https://app.box.com/s/hqae5ugfcmgzh6zqshcmml97295dc8ls

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14) “Scienza delle Costruzioni”, opera in due volumi, autore prof. Riccardo Baldacci.

https://app.box.com/s/96ghlqio5hmmc9dblk0nlfcf6s4qnzx0

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15) “Formule per il calcolo dei telai”, volume unico, autori prof. Adolf Kleinlogel e prof. Werner Haselbach.

https://app.box.com/s/yytrhryi44hka6fhk0vxnbqsrdgldq7k

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16) “Scienzadelle Costruzioni”, opera in quattro volumi, autore prof. Odone Belluzzi.

https://app.box.com/s/0i8z5lci49s5scr72i1e1zijpjdxnx6l

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17) “Elementi di Statica Grafica”, autore prof. Giuseppe Grioli.

https://app.box.com/s/2fjzl5cbufqwxlvtlcggrs27g72ufo5e

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18) “I Fondamenti della Statica”, autore prof. Gustavo Colonnetti.

https://app.box.com/s/ze0qnik1d9rfh3d912u4pi9a1oy4bd5a

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19) “Statica applicata alle Costruzioni” , autori prof. Luciano Boscotrecase è prof. Angelo Di Tommaso.

https://app.box.com/s/0dyoinsxmf7qw3lgoxf5x9swukoil650

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20) “Scienza delle Costruzioni” , autore prof. Antonio La Tegola.

https://app.box.com/s/abg6pureyq4yqhlpavw45la3q4ymc4nz
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21) ” calcolo dei telai multipli”, autore Dr. Ing. G. Kani.

https://app.box.com/s/lftgoua36ucghyqe8umvhf88bf9n3eh0

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22) “Scienza delle Costruzioni”, opera in cinque volumi autore prof. ing. Vincenzo Franciosi.

https://app.box.com/s/nbhxwbozn0j63979i5ya2buxjhuwd2vp

23) “Manuale di Costruzioni”, autori prof. Umberto Alasia e prof. Maurizio Pugno.

https://app.box.com/s/l7bnicym3fzhymuw8fcqiu7c4dk7210u

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24) C. F. Giuliani, L’edilizia nell’antichità, Carocci, Roma 2000

https://app.box.com/s/u1bkybogthxgpc1pz3zg21i81lfu2cns

ARCHITETTURE – VARIE

a

b

c

d

e

f

https://app.box.com/s/5crgi44dtudaqkdtyd1d2pbnqr8urg73

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25) A. Guadagni, Prontuario dell’ingegnere , ed. Hoepli, Milano 2000

https://app.box.com/s/u4cb58tgh0tr5xcd8157bwjijabovdsg

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26) P. Biscari, T. Ruggieri, G. Saccomandi, M. Vianello, Meccanica razionale per l’ingegneria, Monduzzi Editore, Bologna 2005

https://app.box.com/s/6ditnjtrmkbkh3fxzqffeasg66i4iwgp

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27) Prof. Ennio De Giorgi, Lezioni di istituzioni di matematica 1°, Libreria Editrice Universitaria – Ferrara 1971

https://app.box.com/s/iflh94wr60k5at02hjfnqp3ygnodk4ah

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28) Prof. Lev D. Landau, Prof. Evgenij M. Lifsits, Fisica Teorica, Editori Riuniti-Edizioni MIR :

Vol. o1) Meccanica

Vol. 02) Teoria dei Campi

Vol. 03) Meccanica quantistica non relativistica

Vol. 04) Teoria quantistica relativistica

Vol. 05) Fisica Statistica (parte prima)

Vol. 06) Mancante

Vol. 07) Teoria dell’Elasticità

Vol. 08) Mancante

Vol. 09) Fisica statistica (parte seconda) – Teoria dello stato condensato

Vol. 10) Fisica Cinetica 

https://app.box.com/s/2etez0ses9lim30dly0kcnzpbmr5q35d

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29) Prof. Mario Paolo Petrangeli, Progettazione e Costruzione di ponti, Masson Milano 1997.

https://app.box.com/s/il0i12s3jpgwas35td9b4anuj3msdu3k

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30) Prof. Aldo Raithel, Costruzioni di ponti, Liguori editore, Napoli 1963.

https://app.box.com/s/ybv347sidwn0nv6ye45vgzqz6a76yz4y

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31) Prof. Eugenio Ceroni, Micropali pali di fondazione (sottopassi e tunnel plinti bassi quadrati), Dario Flaccovio editore, Palermo 2003

https://app.box.com/s/yr8lwmzk8pjds1x9h9lclisgwuek8w36

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32) Prof. Raffaele Zoja, Prof. Walter Nicodemi, Metallurgia (principi generali), Tamburini editore, Milano 1971

https://app.box.com/s/h5p3d6h5yw5fq12gmfdpfja5h3qq0u32

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33) Esercitazioni di scienza delle Costruzioni , Prof. Erasmo Viola, ……..

https://app.box.com/s/e6w7yk8pnxqkiu1pnhq9rp13lnmclqye

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34) Scienza e Tecnologia dei Materiali, autori vari

https://app.box.com/s/9lqnsvn0fwigr7ts0gi5z3ycjowfmmu6

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35) Prof. Attilio Arcangeli – La Struttura nell’Architettura Moderna – Sansoni Edizioni Scientifiche

https://app.box.com/s/pxm4o55xen4s0nfo2keuug77r401usg6

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36) STATICA – Fondamenti di Meccanica Strutturale – Autori Vari – McGraw Hill

https://app.box.com/s/w4rstm0nc3xazu0a4im8j7kx8uay0zct

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37) Le STRUTTURE in architettura – Mario Salvadori, Roberto Heller – ETAS Libri

https://app.box.com/s/ejuzrk2m8a8acnyg8tro80xqj9y9qqsn

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38) LE SCALE – elementi progettuali e costruttivi – Luigi Consonni – Hopli Milano

https://app.box.com/s/owt5hoz5t18drclp8bq4udjlmcnepx19

1-01 – STATICA facile

Il Momento Flettente

Un altro tipo di sollecitazione molto importante è costituito dalla sollecitazione di flessione, di essa non si è finora parlato ma accennato solo brevemente. Vogliamo ora occuparcene più dettagliatamente. Si immagini un asse di legno fissata, od incastrata, ad una delle sue estremità, senza alcun altro appoggio sulla rimanente lunghezza. Un tale asse può costituire, ad esempio, un trampolino per fare i tuffi in una piscina. Quando viene caricata (ad es. quando il nuotatore vi sale sopra), essa si piega verso il basso fig. (*).

Poiché l’asse viene piegata ossia inflessa per effetto del carico, si dice che “essa viene sollecitata alla flessione”. Un’asse che sia troppo sottile, o che porti un carico troppo elevato, si spezza. Se essa però è sufficientemente robusta, non si rompe ma, dopo essere stata abbandonata dal nuotatore che ha compiuto il tuffo, ritorna nella sua posizione iniziale. Compito del progettista è quindi di dimensionare tali elementi sollecitati a flessione, in modo che non si rompano per effetto delle sollecitazioni alle quali si prevede saranno sottoposti. Un trampolino per tuffi, ad esempio, deve avere sufficiente spessore e sufficiente larghezza. Non va però costruirlo troppo spesso o troppo largo, perché allora esso non molleggerebbe e non servirebbe quindi al suo scopo. Mentre nel caso del trampolino per tuffi si vuole che esso, sotto il carico, molleggi, cioè subisca un’inflessione, nel caso di elementi di strutture sollecitati a flessione (a meno che non si tratti di organi elastici) si devono calcolare le dimensioni in modo, che non si verifichi nessuna inflessione o incurvatura. D’altra parte le dimensioni non debbono essere eccessive, perché ciò costituirebbe uno spreco di materiale, che renderebbe inutilmente più elevato il costo. Non si devono quindi costruire gli elementi di una struttura troppo deboli, per ragioni di sicurezza, ma neppure troppo robusti, per ragioni di economia. È perciò necessario che si sappia calcolare con esattezza quali sono le dimensioni più convenienti per i singoli elementi della struttura. È necessario aggiungere ora alcune altre considerazioni a proposito dell’esempio a cui ci si è prima riferiti: Quanto più il trampolino si inflette, tanto più è sollecitato alla flessione, e tanto maggiore quindi è il pericolo della rottura. L’ampiezza della flessione dipende dai due fattori seguenti:

1)       dalla intensità del carico. L’asse infatti si piega tanto più, quanto maggiore è il carico.

2)       dalla distanza del carico dal punto di incastro A fig.(*). La flessione massima dell’asse si ha, quando il carico è situato alla estremità B; l’asse si piega tanto meno, quanto più il carico è vicino ad A. (Ciò riuscirà chiaro confrontando fra di loro le fig. (*a) e (*b).

In altri termini chiunque ha certamente constatato, nel tentativo di spezzare un ramo di una albero, che la riuscita non dipende solo dallo sforzo esercitato, ma anche dal punto nel quale il ramo viene afferrato. Se ora si riuniscono i due fattori, da cui dipende l’intensità della flessione (e cioè l’intensità del carico e la sua distanza dall’appoggio o incastro) in una sola grandezza, che si definisce “momento flettente“. Si a che:

Momento flettente = Forza moltiplicata Distanza

Poiché il momento flettente interverrà molto frequentemente nei calcoli per dimensionare le strutture, e sarebbe perciò scomodo ripetere sempre per esteso tale espressione, in futuro verrà indicato sempre brevemente con la lettera M (iniziale della parola “momento”). Il carico o la corrispondente forza saranno sempre indicati con la lettera o F (iniziale della parola “peso” o “forza”). Per la distanza del carico dall’appoggio o incastro si userà l’abbreviazione a, e per la lunghezza dell’asse, o della trave, la lettera l. La formula che dà il momento flettente sarà quindi la seguente:

Se l’asse del trampolino, a causa di un sovraccarico, si rompe, il punto di rottura, supposto che l’asse non presenti nessun difetto e nessuno indebolimento sulla sua lunghezza, si troverà sempre vicinissimo all’appoggio, cioè al punto di incastro A fig.(*). In tale punto il momento flettente ha il valore massimo; in ogni altro punto dell’asse, il valore del momento flettente è minore, poiché esso è dato dal prodotto del carico per una distanza minore, che non quella del punto A. Il massimo momento flettente (che si indica con Mmax) si ha quindi, in ogni caso, nella posizione A; in tale posizione avviene sempre anche, come si sa dalla esperienza, la rottura. Quindi in tale posizione si ha la sezione più pericolosa. Ne deriva il seguente principio, che va tenuto sempre presente:

La sezione pericolosa di una parte di struttura o di costruzione è situata nel punto dove il momento flettente è massimo.

Quando si deve calcolare una parte di struttura o di costruzione sollecitata alla flessione, bisogna sempre considerare nel calcolo il momento flettente massimo (Mmax), il quale si verifica sempre nella sezione più pericolosa. Nelle parti o travi che sono incastrate ad una delle due estremità, mentre l’altra estremità è libera, la sezione più pericolosa corrisponde alla sezione di incastro, cioè a quella dove la parte, o la trave è incastrata. Prima di eseguire dei calcoli di momenti flettenti con degli esempi pratici, bisogna riflettere un momento, per comprendere con quali unità di misura venga misurato il momento flettente. Nella formula dinnanzi scritta, il momento M = P · a viene ottenuto dal prodotto di una forza per una lunghezza. Ad esempio, viene eseguito il prodotto di 150 kg per 100 cm. Va  perciò eseguito il seguente calcolo:

Il prodotto di una grandezza misurata in kg per un’altra, misurata in cm, viene misurato con una nuova unità di misura, e precisamente in kgcm, che si legge: “chilogrammi-centimetri”. Che nella moltiplicazione di due grandezze di genere diverso non sia sufficiente indicare solo il prodotto dei valori numerici (nell’ esempio 150 x 100 = 15000) risulta chiaramente dalla seguente considerazione: Poiché 100 cm = 1 metro, si può anche scrivere:

Quindi 15000 kgcm (chilogrammi-centimetri) è lo stesso momento flettente espresso da 150 kgm (chilogrammi-metri), sebbene i valori numerici siano diversi. L’uguaglianza o la disuguaglianza di momenti flettenti si può quindi constatare solo quando sono indicati, non solo i valori numerici, ma anche le unità di misura. Quali unità di misura per i carichi e le lunghezze, e quindi per i momenti flettenti, sia conveniente scegliere, dipende dalla natura dei singoli esempi considerati. La scelta avviene in modo che il calcolo risulti semplice, e con valori numerici non troppo elevati. Pertanto, le unità di misura per i momenti flettenti sono il kgm, il kgcm, kNm, kNcm …. ecc. Quindi bisogna stare attenti di non cadere nell’errore, in cui spesso si incorre, di scrivere tali unità di misura come segue kg/m, kg/cm, ecc. Il significato di queste abbreviazioni è molto diverso, e verrà spiegato in seguito; infatti, queste ultime abbreviazioni possono essere impiegate per i momenti flettenti solo da chi non sa che cosa è propriamente un momento flettente. Detto ciò, si svolga adesso il primo esempio pratico per il calcolo del momento flettente per una trave a sbalzo. Si prende come primo esempio pratico una trave a sbalzo lunga cm 50 = m 0,50 (l = m 0,50) che viene caricata alla estremità libera con una forza di 100 kg

Si calcolano i momenti flettenti che si verificano nelle posizioni indicate nella fig.(*) con la lettera A e con le cifre da 1 a 4; questi punti sono distanti tra di loro cm 10 (m 0,10). Nella fig. (*), come pure nelle seguenti, la trave a sbalzo è indicata con un segmento rettilineo disegnato con tratto di forte spessore, e l’incastro della trave nella posizione A, con una piccola zona tratteggiata. Si calcola anzitutto il momento massimo, cioè il momento flettente all’incastro A; si ha che:

oppure anche

Ora si calcolano i momenti flettenti negli altri punti indicati della trave a sbalzo. Nel punto 1:  la distanza a della forza P dal punto 1 è di 40 cm, cosicché:

Nel punto 2 : a = 30 cm

Nel punto 3 : a = 20 cm

Nel punto 4 : a = 10 cm

Da questi risultati appare chiaramente che il momento flettente presenta il valore massimo nel punto di incastro, poiché questo è il punto più distante dalla forza. La distanza della forza dai punti nei quali si deve determinare il momento flettente viene anche detta “braccio della forza“, o “braccio di leva“, poiché la forza tende, come una leva, a far ruotare la trave attorno a tale punto. Per non dover sempre ripetere la frase: “momento flettente nella posizione, o nel punto ….”, si precisa la posizione per la quale si calcola il momento flettente scrivendo una lettera o una cifra dopo la lettera M, in basso; tali cifre o lettere aggiunte in basso ad una altra lettera si chiamano “indici”. Ad esempio: MA (si legge: “M con A”) indica il momento flettente nella posizione A; M2 (si legge: “M con 2”) indica il momento flettente nella posizione 2, ecc. Osservazione: Il significato delle superfici tratteggiate disegnate sotto alla trave, nelle figure da (*) a (*), verrà spiegato in seguito. Si svolga adesso un secondo esempio pratico.

Si calcolano i momenti flettenti nella trave a sbalzo rappresentata nella fig. (*). Come è facile notare, questo secondo esempio differisce dal primo solo per il fatto che lo forza invece che di 100 kg è di 50 kg. Soluzione:

I risultati, evidentemente, in questo secondo esercizio, sono rispettivamente uguali, in valore, alla metà di quelli del primo esercizio. Ciò deriva dal fatto che la grandezza del carico, applicato sempre nello stesso punto, è la metà di quello del primo esempio. Si Calcolano adesso i momenti flettenti nella trave a sbalzo rappresentata nella fig. (*), nei diversi punti indicati. Questo esempio si distingue da quello descritto nel primo esempio per il fatto che il carico di 100 kg è ora applicato nel punto 3.

La distanza della forza P dal punto A è ora solo di cm 30. Si hanno perciò i seguenti momenti flettenti:

Se si vuole calcolare il momento flettente nel punto 3, cioè nello stesso punto in cui è applicato il carico, si nota che, in tale caso, la distanza della forza dal punto nel quale si vuole calcolare il momento flettente è uguale a 0. Infatti se si applica la formula che dà il momento flettente. Si ottiene:

Poiché moltiplicando un numero per 0 si ottiene 0. Nella sezione corrispondente al punto 3 non si ha quindi alcun momento flettente. Si provi ora a calcolare i momenti flettenti nelle sezioni disposte fra il punto 3 e il punto B. In tutte le sezioni della trave comprese fra tali punti il momento flettente è sempre uguale a 0, poiché, a partire dal punto 3, verso B, non c’è nessuna forza che agisce sulla trave. Nei tratti della trave dove non si ha momento flettente, non si verifica neppure alcuna inflessione della trave; questa assumerà quindi la forma che è stata, in modo appositamente esagerato, rappresentata nella fig. (*). Dal punto A al punto 3, la trave risulta incurvata, mentre dal punto 3 al punto B, la trave rimane rettilinea, poiché in tale tratto non si ha alcun momento flettente. Si veda un ulteriore esempio, si debbano calcolare i momenti flettenti in una trave a sbalzo, sulla quale sono applicati due carichi fig. (*).

Quando sulla trave a sbalzo agiscono più forze, col metodo che è stato finora impiegato bisogna calcolare i momenti flettenti, dovuti ad ognuno delle forze, e quindi sommarli fra di loro. Nella sezione corrispondente al punto A, per effetto della forza di 40 kg, applicata ad una distanza di 50 cm si ha il momento flettente 40 kg · 50 cm = 2000 kgcm; e per effetto della forza di 60 kg applicata alla distanza di cm 30, il momento flettente 60 kg · 30 cm = 1800 kgcm. Il momento flettente complessivo nella sezione A sarà dunque:

In modo analogo si trovano i momenti flettenti negli altri punti:

Il momento flettente nel punto 3, dovuto alla forza di 60 kg, è quindi uguale a 0, perché la distanza della forza dal punto suddetto è uguale a 0.

nella estremità libera della trave, il valore del momento flettente è, in ogni caso, uguale a 0, poiché in tale punto la distanza è sempre 0.

Il diagramma del momento flettente

Negli esercizi è stata, sotto la trave a sbalzo, disegnata una superficie triangolare tratteggiata. La grandezza di un momento flettente si può rappresentare, anche graficamente, mediante un segmento di lunghezza proporzionale. Per scegliere la lunghezza proporzionale del segmento rappresentante il momento flettente, ci si regolerà secondo lo spazio disponibile sul foglio da disegno. Affinché i disegni dei momenti, non risultino troppo grandi, si è fissato che un momento flettente di 500 kgcm sia rappresentato da un segmento lungo 1 mm. Un momento flettente di 1000 kgcm sarà dunque rappresentato da un segmento lungo 2 mm, ed uno di 5000 kgcm sarà rappresentato da un segmento di 10 mm. Si osservi ora attentamente la superficie triangolare disegnata inferiormente nella fig. (*). Essa è stata ricavata riportando normalmente alla retta A-B; nei punti situati esattamente al di sotto dei punti A, 1, 2, 3 e 4 della trave, dei segmenti di lunghezza rispettivamente proporzionale ai momenti flettenti che si hanno nei punti stessi. Nel punto A il momento flettente è 5000 kgcm; si porta quindi, dal punto A della retta A-B, un segmento perpendicolare lungo 10 mm. Nel punto 1 il momento flettente è di soli 4000 kgcm; il segmento normale alla retta A-B, che lo rappresenta, sarà quindi lungo 8 mm. Si Procede nello stesso modo per i punti 2, 3 e 4. In B, il momento flettente è uguale a 0; esso sarà quindi rappresentato da un segmento di lunghezza nulla, cioè da un punto. Collegando ora le estremità dei segmenti perpendicolari ad A-B, fino ad ora riportati, si ottiene la superficie triangolare, che prende il nome di diagramma dei momenti flettenti. Per rendere più evidente tale diagramma il tratteggio è stato eseguito normalmente alla linea di base. I momenti flettenti vengono dunque rappresentati in una determinata scala, e precisamente nella scala dei momenti flettenti. Poiché la linea che rappresenta la trave viene disegnata in una determinata scala delle lunghezze, nel disegno di un diagramma dei momenti si debbono distinguere due scale: la scala delle lunghezze e la scala dei momenti. Queste scale si devono indicare sul foglio del disegno, possibilmente vicino al diagramma dei momenti. Nei primi tre esercizi svolti si è fissato che una lunghezza di 10 mm = 1 cm rappresenti un momento flettente di 5000 kgcm. Questa scala viene indicata nel disegno nel modo seguente:

Scala dei momenti cm ≈ 5000 kgcm.

Il segno () significa in questo caso corrisponde. L’indicazione precedente si legge quindi: “un 1 cm corrisponde a 5000 kgcm”. Nell’ultimo esercizio svolto la scala dei momenti è: 1 cm  2000 kgcm. Nello stesso modo con cui si è tracciato il diagramma dei momenti nella fig. (*), si disegna anche quello delle fìgg. *, * e *. E’ necessario capire come questi diagrammi si costruiscono; verificando le loro dimensioni in scala. I diagrammi dei momenti flettenti vengono impiegati frequentemente, perché da essi si rileva facilmente la distribuzione delle sollecitazioni in una trave e, fra l’altro, la posizione nella quale il momento flettente è massimo; cioè dove si ha la sezione più pericolosa (negli esempi svolti, in cui sono state sempre considerate delle travi a sbalzo, la sezione più pericolosa è sempre situata nella posizione A).

Che cosa si intende precisamente per “Statico”?

Chiunque si è certamente chiesto in che consista la Statica e quale sia il suo scopo. Nelle pagine precedenti si è detto che compito del progettista è di stabilire le dimensioni degli elementi delle strutture, in modo che questi siano capaci di resistere alle sollecitazioni alle quali saranno sottoposti, cosicché non siano troppo robusti, per evitare spreco di materiale, ma allo stesso tempo neppure troppo deboli, perché altrimenti essi andrebbero incontro al pericolo di rottura. Per stabilire le dimensioni necessarie e più convenienti è indispensabile conoscere esattamente le forze che agiscono sulle  parti di strutture. La Statica ha appunto lo scopo di determinare queste forze, come pure i loro effetti (ad es. i momenti flettenti). Il vocabolo “Statica” deriva dalla parola greca “Stasis” = stato di quiete. Da ciò si intuisce quale è il significato della parola “statica”: essa si occupa solo di quelle forze che non provocano alcun movimento delle parti di una struttura considerata; che non la fanno, ad esempio, né ruotare, né vibrare, ma che la mantengono in equilibrio, allo stato di quiete. Si può quindi definire la Statica come la “Scienza dell’equilibrio“. Dalla esperienza sappiamo che le forze possono imprimere dei movimenti ai corpi, spostarli, farli ruotare o vibrare. Questi effetti delle forze non sono studiati dalla Statica; di essi si occupa un’altra scienza, la Dinamica. Anche questa parola deriva da un vocabolo greco, cioè da “Dynamis” = forza in movimento. Si dice perciò che la Dinamica è la “Scienza delle forze in movimento“. La Statica e la Dinamica si distinguono quindi per il genere di forze da esse studiate, e precisamente secondo l’effetto prodotto dalle forze. Ciò riuscirà chiaro, se si esamina ancora l’esempio del trampolino: Quando il nuotatore si mantiene fermo sul trampolino, egli esercita sulla tavola una forza statica (uguale al peso del suo corpo). Si genera un momento flettente, che, come si è visto, è nullo alla estremità libera della tavola ed è massimo invece nella sezione di incastro. Finché il nuotatore si mantiene fermo, anche la tavola, dopo essersi alquanto incurvata, si mantiene in una determinata posizione. Si stabilisce cioè un equilibrio tra la forza di reazione all’incastro ed il carico costituito dal peso del nuotatore. In altre parole si dice che si ha uno stato di equilibrio statico. Se il nuotatore non si mantiene fermo, ma si muove, facendo oscillare la tavola, egli non esercita più una forza statica, ma una forza dinamica, cioè una forza che provoca il movimento di un corpo (della tavola). L’equilibrio, che quindi si aveva precedentemente, non sussiste più; la tavola si mette ad oscillare con ampiezze sempre maggiori. Quando le forze dinamiche raggiungono un certo valore, l’asse del trampolino si rompe vicino al punto di incastro. Finora si è parlato solo dei momenti flettenti provocati da una forza statica. Vi sono però anche dei casi in cui gli elementi di una struttura sono soggetti a sforzi di trazione o di compressione. Si è visto già attraverso lo studio che riguarda la Resistenza dei Materiali, come le forze esterne agiscano sugli elementi delle strutture, quali forze interne (resistenti) esse suscitino, quali tensioni determinino nel materiale è come infine si calcoli la grandezza delle sezioni degli elementi strutturali, in base alle sollecitazioni unitarie. È infatti compito della scienza concernente la resistenza dei materiali di determinare le dimensioni degli elementi delle strutture in base alle forze ed ai momenti determinati per mezzo della Statica. In tutti i problemi di cui la Statica si occupa, i corpi vengono considerati come se fossero perfettamente rigidi (non cedevoli). Per “corpo rigido” si intende un corpo la cui forma non varia per effetto delle forze che agiscono su di esso. In realtà non vi è alcun corpo che sia perfettamente rigido, perché tutti, più o meno, subiscono una variazione di forma per effetto dei carichi a cui sono sottoposti. In generale però le variazioni di forma, o deformazioni, sono così piccole da potere essere trascurate. Quando ci si occupa di problemi statici, cioè della determinazione delle forze che agiscono su un elemento di struttura, si considera inizialmente l’elemento della struttura senza badare alle dimensioni ed alla forma delle sue sezioni ed al materiale di cui è costituito. Non ci si preoccupa cioè, da principio, di sapere se si tratta di una trave di cemento armato, acciaio o di legno; si considera solo una asta rigida, di cui ci interessa solo l’asse di mezzeria. Per questa ragione, nelle figg. da (*) a (*), sono state rappresentate le travi con dei segmenti rettilinei disegnati con doppio tratto ravvicinato a forte spessore, cioè si sono rappresentati solo gli assi. Solo dopo che i problemi statici sono stati risolti, cioè dopo che sono stati determinati tutti gli sforzi ed i momenti che agiscono su una trave, ci si occupa della forma delle sezioni trasversali di tale trave e della natura del materiale che costituisce la trave stessa; ciò però, come è stato già detto, è un argomento che riguarda la “Resistenza dei Materiali“. Quindi, da quando fin qui è stato detto, la statica si occupa delle forze che mantengono una struttura o costruzione allo stato di riposo e di equilibrio. Evidentemente bisogna adesso esaminare quali sono le condizioni che debbono essere soddisfatte, affinché si abbia uno stato di equilibrio statico. Verranno trattate quindi, qui di seguito, le regole fondamentali della Statica, cioè le cosiddette “condizioni di equilibrio“, la cui conoscenza è la base di ogni calcolo degli elementi strutturali di una costruzioni. Si è già visto che l’effetto di una forza (carico) non dipende solo dalla sua grandezza o intensità, ma anche dalla posizione e della direzione in cui essa agisce. Una forza di 50 kg, ad una distanza di 10 cm da un determinato punto, ha lo stesso effetto di una forza di soli 5 kg, ma che agisce ad una distanza di 100 cm dal medesimo punto. In entrambi i casi la forza produce un momento di rotazione di 500 kgcm. Ciò può riuscire molto chiaro considerando l’asse di una altalena bascullante fig. (*). Ad ogni estremità dell’asse è applicato un carico (ad esempio una persona) e precisamente ad una distanza di m 2,00 dal centro di rotazione D.

Entrambi i carichi sono di uguale grandezza, e precisamente ognuno di essi uguale a 50 kg. L’asse della altalena bascullante è allora in equilibrio, cioè essa non si muove, finché non riceve un urto. Per lo stesso motivo anche una bilancia si trova in equilibrio, quando sui due piatti sono posati dei pesi uguali. Si osservi guardando la fig. (*), le distanze dei carichi dal centro di rotazione sono misurati dal centro dei corpi pesanti che determinano il carico, al centro di rotazione. Nei calcoli statici si immagina cioè che i carichi siano sempre concentrati nei baricentri o centri di gravità dei corpi, che realizzano i carichi stessi; in generale il baricentro o centro di gravità coincide con il centro geometrico del corpo pesante. Per tale ragione le distanze dei corpi pesanti dal centro di rotazione sono state misurate dai centri geometrici dei corpi stessi. Detto ciò, se adesso, sulla estremità sinistra dell’asse della altalena bascullante, aggiungiamo un altro carico di 50 kg, come è indicato nella fig. (*), l’asse della altalena bascullante non si trova più in equilibrio.

Essa ruoterà attorno al centro di rotazione D e precisamente nel senso indicato dalla freccia tracciata in detta figura. Se però spostiamo questo doppio carico più vicino al punto di rotazione D, e precisamente alla distanza di 1,00 m da esso, l’equilibrio risulterà ristabilito fig.(*).

In tutti i calcoli statici si deve verificare se l’equilibrio sussista oppure no. Nel caso dell’asse della altalena bascullante ciò si può constatare con una riflessione molto semplice. In altre strutture, meno semplici, per arrivare ad una simile constatazione, occorre servirsi di apposite regole. Queste regole costituiscono i fondamenti di tutti i calcoli statici. Ci sono, in proposito, tre Regole, che sono precisamente chiamate le tre “Condizioni di Equilibrio“. Si espone la prima di queste regole.

La prima condizione di equilibrio

Nei calcoli svolti fino a qui si è sempre considerato il prodotto di una forza per una distanza (distanza della forza da un determinato punto, la quale viene detta anche “braccio” della forza rispetto al punto stesso). Tale prodotto viene indicato brevemente con l’espressione “momento flettente“, poiché il suo effetto è sempre una flessione. Nel caso dell’asse della altalena bascullante, le forze tendono invece a produrre una rotazione dell’asse attorno al centro di rotazione (detto anche “fulcro“). In tal caso, per indicare il prodotto di una forza per una distanza, si parla di momento di rotazione. Qui di seguito si parlerà quindi solo di momenti di rotazione e verranno chiamati perciò semplicemente “momenti“. Un momento che tende a produrre una rotazione verso destra cioè nel senso delle lancette dell’orologio, viene detto “momento positivo“. Un momento che tende invece a produrre una rotazione in senso opposto a quello delle lancette dell’orologio si dice “momento negativo“. Verranno indicati rispettivamente con la freccia curva rivolta verso destra e verso sinistra.

Per chiarire meglio queste definizioni ci riferiamo alla fig. (*): Il carico di 50 kg, posto sulla estremità sinistra dell’asse, dà luogo ad un momento negativo attorno al centro di rotazione D, e precisamente ad un momento di grandezza:

Come già si sa dalla Matematica, con il segno “-” vengono contraddistinte sempre le grandezze negative. Il carico di 50 kg, posto sulla estremità destra dell’asse della altalena bascullante, dà luogo ad un momento positivo attorno al centro di rotazione, e precisamente ad un momento di grandezza:

I due momenti attorno al centro di rotazione D sono uguali in grandezza assoluta, ma contraddistinti da segni opposti. Sommando i due valori si ha quindi un valore 0.

Con l’esempio esposto si è già definita la prima delle tre condizioni di equilibrio che viene precisamente così enunciata:

Quando un corpo si trova in equilibrio, la somma di tutti i momenti che agiscono su di esso è uguale a zero.

Invece di “somma di tutti i momenti” si scrive brevemente ΣM. La lettera maiuscola Σ (sigma) è impiegata come abbreviazione della parola “somma”. La prima condizione di equilibrio può quindi essere espressa con la seguente formula:

Con delle applicazione molto semplice di quanto detto finora; si esamina, in base alla prima condizione di equilibrio, la condizione in cui si trova l’asse della altalena bascullante rappresentata nella fig. (*), cioè si constati se essa si trova in equilibrio, oppure no. Il momento dovuto al carico posto sulla estremità sinistra dell’asse, rispetto al centro di rotazione D, è negativo, perché tende a fare ruotare l’asse verso sinistra; esso è:

Il momento dovuto al carico posto sulla estremità destra dell’asse è analogamente:

La somma dei due momenti

non è uguale a 0; l’asse della altalena bascullante non è quindi in equilibrio. Un momento negativo, secondo quanto è stato stabilito, è un momento che tende a produrre una rotazione verso sinistra. Il risultato del nostro calcolo dice dunque che l’asse della altalena bascullante, per effetto del carico precisato nell’esercizio, deve ruotare verso sinistra. Si ripeta lo stesso esame, relativamente all’asse della altalena bascullante rappresentata nella fig. (*). Il momento dovuto al carico posto sulla estremità sinistra dell’asse è:

Il momento dovuto al carico posto sulla estremità destra dell’asse è:

La somma di tutti i momenti che agiscono sull’asse è dunque:

In questo caso lo somma dei momenti è uguale a 0; l’asse della altalena bascullante rappresentata dalla fig. (*) si trova perciò in equilibrio. Nella fig. (*) è rappresentato un asse di altalena bascullante, il cui braccio sinistro è lungo m 2,00 ed il braccio destro m 3,00. Alla estremità del braccio sinistro è posto un carico di 30 kg. Sulla estremità del braccio destro è posto un carico P, di cui non conosciamo la grandezza. Quale deve essere questa grandezza, affinché l’asse della altalena bascullante si trovi in equilibrio?

Se l’asse della altalena bascullante deve trovarsi in equilibrio bisogna che sia: ΣM = 0. Il momento dovuto al carico di 30 kg, è:

II momento dovuto al carico P è:

Poiché non si sa quale sia la grandezza del carico posto sul braccio a destra, lo si indica provvisoriamente con P. Perché si abbia l’equilibrio la somma di tutti i momenti deve essere uguale a 0. Si deve cioè avere:

Si è dunque ottenuta una equazione, nella quale P è la grandezza incognita; bisogna dunque risolvere l’equazione rispetto a P, si deve cioè trasformarla, in modo che nel membro di sinistra rimanga solo P. Quindi procedendo:

Il carico posto sulla estremità del braccio destro dell’asse della altalena bascullante rappresentata nella fig. (*) deve quindi essere di 20 kg, se l’asse stessa deve trovarsi in equilibrio. Si verifichi ora se il risultato è giusto, cioè si verifichi se ΣM sia effettivamente uguale a 0, quando P = 20 kg:

La soluzione P = 20 kg è dunque giusta. Non occorre che i disegni necessari per i calcoli statici siano così dettagliati come quelli dell’asse della altalena bascullante, riportati nelle figure precedenti. Per i calcoli statici bastano degli schizzi come quello della fig. (*), nei quali si indica solo quanto è essenziale per precisare il problema. L’asse della altalena bascullante sarà quindi, ad esempio, rappresentata con un semplice segmento rettilineo.

Tutte le forze (i carichi sono pure delle forze) vengono rappresentate mediante frecce. Le punte delle frecce indicano la direzione secondo la quale le forze agiscono. Entrambi i carichi posti sull’asse della altalena bascullante agiscono verso il basso, esattamente come i pesi sui piatti di una bilancia. Le frecce che rappresentano questi carichi hanno perciò la punta rivolta verso il basso. Anche l’appoggio dell’asse nel punto di rotazione è rappresentato nella fig. (*) da una freccia. Tale appoggio si può infatti immaginare costituito da una forza diretta verso l’alto. Si immagini un uomo che tenga afferrata l’asse di una altalena nel punto D fig. (*).

Egli deve esercitare una forza diretta verso l’alto. Questa forza viene chiamata “reazione di appoggio“. Nella fig. (*) è indicata anche la grandezza della reazione nell’appoggio D, e precisamente con 50 kg. La reazione di appoggio infatti deve essere uguale alla somma dei due carichi. Se siattenzionian ancora l’uomo che tiene sollevata l’asse della altalena bascullante, si intuisce senz’altro che la forza da esso esercitata verso l’alto deve essere uguale ai due carichi applicati all’asse, considerati insieme. In queste considerazioni viene supposto che l’asse sia così leggera, da potersene trascurare il peso. La reazione di appoggio per l’asse della altalena bascullante rappresentata nella fig. (*) è quindi 50 kg + 50 kg = 100 kg, e quella dell’appoggio dell’asse rappresentata nella fig. (*) è di 100 kg + 50 kg = 150 kg. Un esempio pratico: Quale deve essere la grandezza della forza P agente sull’asse della altalena bascullante rappresentata nella fig. (*), se l’asse deve trovarsi in equilibrio? Quale sarà inoltre la grandezza della reazione di appoggio?

Perché l’asse si trovi in equilibrio bisogna che sia ΣM = 0, cioè

Questa equazione deve essere risolta rispetto a P

Con ciò si è risposto alla prima domanda. La risposta alla seconda è ancora più semplice: La reazione di appoggio deve essere uguale alla somma dei due carichi che agiscono sull’asse quindi: Reazione di appoggio = 8 kg + 3 kg = 11 kg. Si faccia un ulteriore esempio dove ci si chiede: Quale deve essere la grandezza della forza P agente sull’asse della altalena bascullante rappresentata nella fig. (*), se l’asse deve trovarsi in equilibrio? Quale è inoltre la grandezza della reazione di appoggio?

Per l’equilibrio dell’asse deve aversi ΣM = 0, cioè

La differenza, rispetto agli esempi precedenti, consiste nel fatto che su uno dei due bracci agiscono due carichi invece di uno solo. Per calcolare la somma dei momenti bisogna moltiplicare ciascuno dei due carichi per la rispettiva distanza dal punto di rotazione. I due carichi sul braccio sinistro dell’asse della altalena bascullante tendono a provocare una rotazione verso sinistra; essi danno perciò luogo ad un momento negativo. Si calcolano dunque i singoli prodotti indicati nella equazione precedente, e si risolva la stessa rispetto a P

Con ciò si è ottenuta la risposta alla prima domanda. La risposta alla seconda è la seguente: La reazione di appoggio deve essere uguale alla somma di tutte le forze che agiscono verso il basso; essa sarà perciò: Reazione di appoggio = 5 kg + 5 kg + 6 kg = 16 kg. Esaminate così tutte le condizioni per l’equilibrio di un asse di altalena bascullante nelle più diverse ipotesi di carico; si potrebbe anche chiedere perché ci si è occupati cosi a lungo di problemi riguardanti un asse di altalena bascullante. Quale importanza hanno tali problemi nelle costruzioni e nelle strutture? Si vedono molte altalene bascullanti nei parchi di gioco per bambini; vi sono però delle intere costruzioni o di parti di strutture che possono dirsi assi di altalena bascullante? In realtà tali organi si incontrano molto frequentemente nelle costruzioni e di carpenteria in generale. Pensiamo, ad esempio, ai ponti di cui una straordinaria applicazione è rappresentata dal ponte Morandi fig. (*).

oppure al braccio di una gru da cantiere del tipo rappresentato nella fig. (*); si potrebbe continuare con tanti altri esempi.

Anche una semplice trave a sbalzo può paragonarsi ad un asse di altalena bascullante. Oltre alla importanza pratica delle sue numerose applicazioni, un asse oscillante attorno a un fulcro, come quella di una altalena bascullante, possiede un’altra caratteristica che merita tutta la nostra attenzione. Essa si presta cioè a rendere molto chiare le condizioni di equilibrio, specialmente quelle riguardanti i momenti di rotazione, condizioni di equilibrio che ognuno di noi ha avuto occasione di verificare sperimentalmente, e che non risultano in modo altrettanto chiaro in qualsiasi altro tipo di costruzione. Nella trattazione svolta fino a qui si è immaginato che le masse che entrano in gioco sull’asse della altalena bascullante siano stati sostituiti da forze; si è cosi considerato un gioco di forze, che ci faciliterà in seguito la comprensione di tanti altri problemi della Statica. Dopo avere studiato le condizioni di equilibrio in un asse di altalena bascullante, risulterà infatti molto più chiaro il gioco delle forze su altri elementi costruttivi, dove esso è meno facile da individuare. Nello studiare ogni struttura portante bisogna anzitutto porsi sempre la seguente domanda: Quali sono le condizioni per le quali questo elemento costruttivo si trova in equilibrio? Si esamina subito un caso, che ci è già noto ovvero il caso del trampolino per i tuffi, come ve ne sono nelle piscine da nuoto; esso è appoggiato sopra un muro e sporge per una lunghezza pari a 5 volte la lunghezza della parte appoggiata sul muro. L’asse del trampolino è caricato con la forza P; precedentemente si è detto che essa era fissata in qualche modo al suo appoggio. Che cosa succederebbe se l’asse fosse invece semplicemente appoggiata sul muro? È evidente che essa farebbe un tuffo nell’acqua della piscina ed il nuotatore, non solo non potrebbe mettere piede sulla sua estremità a destra, ma neppure arrivare al centro dell’asse stessa. L’asse deve dunque essere fissata al suo appoggio. In pratica questo fissaggio si esegue nel modo indicato nella fig. (*) si dispone cioè, alla estremità sinistra dell’asse, un ancoraggio bullonato che unisce solidamente l’asse del trampolino con il muro.

Ora l’asse è assicurata, il gioco delle forze, che assicura l’equilibrio, può realizzarsi. Ci troviamo di fronte ad un sistema analogo a quello dell’asse della altalena bascullante: uno dei due bracci è costituito dalla parte sporgente dell’asse, sulla quale viene a trovarsi il carico diretto verso il basso, costituito dal peso del nuotatore; l’altro braccio è costituito dalla parte di asse appoggiata sul muro, alla cui estremità sinistra l’ancoraggio bullonato  esercita una forza pure diretta verso il basso; il centro di rotazione o fulcro è costituito dallo spigolo anteriore del muro in A. Un altro caso analogo è costituito dalla trave per paranco scorrevole, incastrata in un muro. Anche tale trave non è, in fondo, altro che un asse di altalena bascullante: uno dei due bracci sporge liberamente a sbalzo e porta il cosiddetto “carico utile“; nel muro penetra invece l’altro braccio, sul quale grava il peso del muro sovrastante; lo spigolo anteriore del muro costituisce il centro di rotazione. Questo caso è molto importante, perché si può osservarlo facilmente con degli esempi pratici.

Oppure si pensi ad una pensilina per proteggere gli spettatori presenti nella sottostante tribuna dagli eventi meteorici fig. (*) .  

Quindi grazie all’esame approfondito dell’equilibrio della altalena bascullante, si può ora risolvere facilmente anche il problema dell’asse per trampolino, poiché esso non presenta alcuna speciale difficoltà. Si osservi con attenzione la fig. (*). Si nota sullo spigolo A anteriore del muro, tra l’asse del trampolino e il muro stesso, è stato inserito un blocco (ancora meglio sarebbe una molla), affinché lo spigolo del muro stesso, durante l’inflessione dell’asse, non venga sbriciolato.

La trave su due appoggi

Si osservi ancora una volta la fig. (*). In essa si vede una trave sulla quale agiscono tre forze; due di tali forze agiscono verso il basso ed una verso l’alto. Queste tre forze, come si è appurato, sono in equilibrio.

Perché questo sussista, è evidentemente indifferente che le forze siano dei carichi o delle reazioni di appoggio. Si immagini di capovolgere la figura, cioè si immagina la trave con i suoi carichi girata di 180°, come rappresentato nella fig. (*). 

Poiché le tre forze non hanno variato, esse sono ancora in equilibrio tra di loro. Sulla trave agisce ora una forza sul punto D, diretta verso il basso, e due forze, nei punti A e B, dirette verso l’alto. La forza diretta verso il basso, la cui intensità è di 50 kg, costituisce ora il carico sulla trave, e le due forze dirette verso l’alto costituiscono le reazioni di appoggio. Una tale trave, sostenuta in due punti, si chiama “trave su due appoggi”. La trave su due appoggi costituisce il caso che si verifica più frequentemente nei calcoli statici. Quasi tutti i calcoli statici, anche nei casi più complicati, si possono ridurre al caso del calcolo di una trave su due appoggi. È perciò molto importante conoscere bene il calcolo suddetto. Che una trave, come quella rappresentata nella fig.(*), appoggiata alle sue estremità, si trovi in equilibrio, si può capire senz’altro, senza bisogno di ricorrere a calcoli speciali. Poiché essa è sostenuta in due punti, non può infatti ruotare, al contrario di quanto avveniva per l’asse della altalena bascullante, la quale era sostenuta soltanto in un punto. Tuttavia si dimostra, mediante l’applicazione della prima condizione di equilibrio ΣM = 0, la quale naturalmente vale anche per le travi su due appoggi, che la trave si trova in equilibrio. Si esprima perciò la somma dei momenti di rotazione attorno al punto D. La forza di 30 kg applicata alla estremità sinistra della trave tende a ruotare verso destra; essa da quindi luogo ad un momento positivo, mentre la forza di 20 kg, applicata sulla estremità destra della trave, tende a fare ruotare la stessa verso sinistra, dando luogo quindi ad un momento negativo, avremo perciò:

La prima condizione di equilibrio è perciò soddisfatta. Finora si è espressa la prima condizione di equilibrio sempre riferendoci al punto D. Ciò non è però affatto necessario. La condizione di equilibrio deve essere soddisfatta per qualsiasi altro punto; ad esempio anche per il punto di appoggio sinistro. Si immagini ora che la trave sia fissata nel punto A, cosicché la forza di 50 kg tenda a fare ruotare la trave stessa attorno al punto A, e precisamente verso destra e con un braccio di leva di 2,00 m (distanza della direzione della forza dal punto A), mentre la forza di 20 kg tende a fare ruotare lo trave verso sinistra, con un braccio di leva di 2,00 m + 3,00 m = 5,00 m. S ha perciò che la somma di tutti i momenti di rotazione attorno al punto A :

La condizione di equilibrio è quindi espressa per il punto A esattamente come per il punto D. Si scriva ora lo somma dei momenti ΣM relativamente al punto di appoggio destro B: Si immagini che la trave sia incernierata nel punto B, cosicché la forza applicata nel punto A (30 kg) tenda a fare girare la trave verso destra, con un braccio di leva di m 5,00, mentre la forza applicata in D (50 kg) tende a fare girare la trave verso sinistra, con un braccio di leva di m 3,00. Si ha quindi:

Si faccia ora un’altra prova, scegliendo come centro di rotazione un punto qualsiasi, situato fra A e B, ad esempio un punto distante 1,00 m dall’appoggio sinistro. Si esegua il calcolo: Il momento dovuto alla forza agente nel punto A è:

Il momento dovuto alla forza agente nel punto D è:

Il momento dovuto alla forza applicata nel punto B è:

La somma di tutti i momenti sarà dunque:

Si possono evidentemente eseguire ancora quanti calcoli si voglia analoghi a quelli esposti, ed ogni volta la somma di tutti i momenti è uguale a 0, e ciò perché la trave è in equilibrio!

Il calcolo delle reazioni di appoggio

Nella fig. (*) la grandezza delle due reazioni di appoggio era già stata segnata in precedenza. Di regola, però, si conosce anzitutto la grandezza del carico che agisce sulla trave, inoltre la lunghezza della trave ed il punto dove la forza (carico) agisce. Ci si trova quindi di fronte al compito di calcolare le grandezze delle reazioni degli appoggi. Riferendoci alla stessa figura precedente e riportata qui di seguito per comodità, il calcolo da eseguire sarà quindi quello presentato nell’esempio seguente. Si abbia una trave di lunghezza l = m 5,00, caricata da una sola forza P = 50 kg. Il carico agisce a m 2,00 dall’appoggio sinistro, e m 3,00 dall’appoggio destro. Quali sono le grandezze delle reazioni negli appoggi destro e sinistro?

Prima, però, di rispondere è necessaria una breve considerazione. Le indicazioni appoggio sinistro e appoggio destro si riferiscono al disegno, cioè l’appoggio sinistro è quello situato a sinistra sul disegno e l’appoggio destro è quello situato a destra sul disegno. È consuetudine indicare l’appoggio sinistro e la reazione dell’appoggio sinistro con la lettera VA e l’appoggio destro e la reazione dell’appoggio destro con la lettera VB. Corrispondentemente si indica, in generale, la distanza del carico dall’appoggio sinistro con la lettera a e la distanza del carico dall’appoggio destro con la lettera b. Se quindi si conosce una delle due distanze (ad esempio a), si può ricavare l’altra (b) dall’uguaglianza l = a + b  (vedi. fig. *); si ha che b = l – a.

La lunghezza della trave fra due appoggi si chiama la “portata della trave”. In realtà le travi non si appoggiano su dei punti, ma su delle superfici fig. (*a). L’intera lunghezza della trave è quindi maggiore della portata della trave stessa, in base alla quale si eseguono i calcoli statici. In seguito si studierà, con degli esercizi pratici, come si determinano i punti di appoggio, cioè i punti dove agiscono le reazioni di appoggio, e quindi anche come si determina la portata della trave. Nei calcoli statici è consuetudine indicare schematicamente gli appoggi mediante piccoli triangoli con un vertice rivolto verso l’alto fig. (*b); questo vertice rappresenta quindi il punto di appoggio. Sotto questi piccoli triangoli vi sono rappresentate anche delle frecce orientate che rappresentano le forze costituenti le reazioni di appoggio. Nella fig. (*), inoltre, si è supposto che i punti di appoggio coincidano con i centri delle superfici di appoggio. Dopo questo breve appunto, si ritorni adesso all’esempio dando la risposta. Per il calcolo delle reazioni di appoggio si impiega la prima condizione di equilibrio. Poiché una trave su due appoggi, essendo sostenuta in due punti, deve essere sempre in equilibrio, la condizione ΣM=0 deve essere soddisfatta per qualsiasi punto della trave. Si può quindi dire che la somma di tutti i momenti di rotazione attorno ad un punto, ad esempio attorno all’appoggio B, deve essere uguale a 0:

Si osservi bene la fig. (*). Si consiglia di prosegue quindi nella lettura, solo quando il significato dell’espressione ora scritta sia assolutamente chiaro. In questa uguaglianza Pb e l sono grandezze conosciute, mentre la reazione di appoggio VA non è ancora conosciuta, cioè è l’incognita che deve essere calcolata. Si deve perciò risolvere l’equazione rispetto ad VA:

Si prenda nota di questa formula:

Si può da subito confermare che questa formula è giusta, applicandola al caso della trave dell’esempio rappresentata nella fig. (*). Bisogna semplicemente sostituire nella formula appena trovata i seguenti valori: P = 50 kg,  b = 3,00 m,  l = 5,00 m,

questo risultato dà la conferma voluta! La formula per il calcolo della reazione d’appoggio VB viene ricavata allo stesso modo. Infatti, anche per il punto A deve aversi ΣM uguale zero:

Si prenda nota di questa seconda formula: 

Si verifichi che questa formula è giusta, applicandola ancora al caso della trave rappresentato nella fig. (*): Si supponga di dovere calcolare la reazione VB. Bisogna allora sostituire nella formula trovata i seguenti valori: P = 50 kg,    a = 2,00 m,    l = 5,00 m,

Anche questo risultato conferma che la formula è giusta!

Si Svolge un esempio nella fig. (*) è rappresentata una trave lunga m 10, sulla quale agisce un carico di 200 kg, alla distanza di m 2,00 dall’appoggio A e di m 8,00 dall’appoggio B. Quali sono le grandezze delle reazioni di appoggio VA e VB?

Le grandezze delle reazioni di appoggio si calcolano con le formule sopra trovate. Si devono quindi sostituire in esse i seguenti valori: P = 200 kg,    a = 2,00 m,   b = 8,00 m,   l = 10,00 m. Per la reazione di appoggio VA

Per la reazione di appoggio VB

Ora si veda quali valori assumono le reazioni di appoggio quando il carico P = 200 kg è applicato nel punto centrale della trave.

Anche in questo caso si trovano le grandezze delle reazioni di appoggio applicando le formule di cui sopra, sostituendo in esse i seguenti valori: P = 200 kg,    a = 5,00 m,    b = 5,00 m,    l = 10,00 m.

Questi risultati si potevano evidentemente prevedere anche senza eseguire dei calcoli, poiché il carico di 200 kg viene equilibrato da due reazioni uguali VA e VB nei rispettivi appoggi A e B. Per una tale condizione di carico, che si dice “condizione di carico simmetrica”, le reazioni degli appoggi sono sempre uguali, e precisamente ciascuna di esse è uguale alla metà del carico complessivo. In questi semplicissimi esempi svolti si trova sempre confermata la regola che la somma delle reazioni degli appoggi VA e VB, è uguale al carico P; si ha cioè che:

VA + VB = P

Ne risulta che per gli esempi svolti finora si ha che:

per il primo esempio: P = 160 kg + 40 kg = 200 kg

per il secondo esempio: P = 100 kg + 100 kg =200 kg

Questo fatto si può utilizzare come controllo dei calcoli precedenti. Invece di VA + VB = P, si può anche scrivere, portando VB oppure VA, nel secondo membro dell’equazione:

VA = P – VB   oppure    VB = P – VA

Quindi, se si conosce una delle reazioni di appoggìo, si può calcolare l’altra con queste semplici formule. Nel primo esercizio svolto si poteva determinare la reazione di appoggio VB, dopo aver trovato VA = 160 kg: nel seguente modo: VB = P – VA = 200 kg -160 kg = 40 kg. Si noti che nei calcoli svolti finora si è trascurato il peso proprio della trave. In precedenza si è detto che, per semplificare gli esempi di calcolo delle travi, si immaginavano queste ultime, in un primo tempo, come prive di peso. Nei casi pratici, invece, bisogna sempre tenere conto del peso proprio delle travi, ciò non presenta d’altronde alcuna difficoltà, come si vedrà negli esempi che verranno svolti qui di seguito.

Trave su due appoggi con diversi carichi applicati

Se sopra di una trave agiscono parecchi carichi, ad esempio tre come nella figura seguente fig. (*), le reazioni di appoggio si calcolano sempre come si è esposto precedentemente. Si applica sempre la regola che la somma di tutti i momenti, rispetto ad un qualsiasi punto, deve essere uguale a zero.

Si calcoli anzitutto questa somma ΣM rispetto all’appoggio B. Distinguemmo i vari carichi con un indice (1, 2, 3, ….) le distanze dei carichi stessi dagli appoggi avranno gli stessi indici. La somma di tutti i momenti di rotazione attorno all’appoggio B deve essere uguale a 0; avremo quindi:

Si risolva I’equazione rispetto a VA. Si trasportano anzitutto tutti i termini che non contengono la reazione cercata VA nel secondo membro, a destra, dell’equazione:

Con questa formula si può calcolare la reazione VA. In pratica succede spesso di avere delle travi con un numero molto maggiore di carichi. Ad esempio, su un ponte ferroviario ogni ruota di un treno costituisce uno di tali carichi P.

Sarebbe perciò molto lungo scrivere per esteso la formula per il calcolo di VA. Si usa perciò la seguente notazione: cosi come per la somma di tutti i momenti si è adottata l’abbreviazione Σ M, scriveremo anche:

invece di

Il significato di Σ · b è quindi il seguente: tutti i carichi P-esimo, che agiscono sulla trave, debbono essere moltiplicati ciascuno per la rispettiva distanza b-esimo dall’appoggio B, e tutti i prodotti così ottenuti debbono essere sommati. La formula che dà la reazione di appoggio VA è quindi la seguente:

La formula quindi che dà la reazione di appoggio VB, sarà analogamente:

Si svolga un esempio numerico. Quali sono le grandezze delle reazioni di appoggio VA e VB nella trave rappresentata nella fig. (*), sulla quale agiscono quattro carichi, e precisamente P1 = P2 = 10 kN  e  P3 = P4 = 5 kN ?

Quando i carichi sono molto elevati, si usa, come unità di misura, il chilo-Newton (abbreviazione: kN). È noto che 9,8 kN = 1000 kg per approssimazione si scrive che 1000 kg siano pari 10 kN. Se adottassimo come unità di misura il kg, nei calcoli si avrebbero dei numeri molto elevati; il calcolo riuscirebbe laborioso, e sarebbe facile incorrere in errori. La grandezza delle reazioni di appoggio VA e VB si trova con le rispettive formule sopra trovate. Si Calcoli anzitutto la reazione di appoggio VA: Dobbiamo moltiplicare ogni carico P per la sua distanza b dall’appoggio A, e quindi sommare tutti questi prodotti:

Allo stesso modo si calcola la reazione di appoggio VB, con la formula corrispondente:

Si esegue, per maggiore sicurezza, anche il solito calcolo di controllo, secondo la regola, per cui la somma di tutti i carichi sulla trave deve essere uguale alla somma delle due reazioni:

Il calcolo è stato dunque eseguito bene.

La seconda condizione di equilibrio

Prima di parlare della seconda condizione di equilibrio, è opportuno fare un breve riepilogo di quello che è stato enunciato riguardo la prima condizione di equilibrio; espressa dalla formula Σ M = 0. Questa condizione dice che lo somma di tutti i momenti, che tendono a far girare la trave, attorno a qualsiasi punto di essa, deve essere uguale a zero, affinché la trave si trovi in equilibrio. Ogni momento tende a far ruotare il corpo sul quale esso agisce, e la rotazione non avviene, cioè il corpo rimane in equilibrio, solo quando un momento di uguale grandezza agisce sul corpo in senso contrario. Poiché due momenti di uguale grandezza agenti in senso contrario sono espressi da numeri preceduti da segni contrari, la loro somma è uguale a zero. Questo è il significato della prima condizione di equilibrio. Applicando questa condizione, si è potuto determinare dapprima la reazione dell’appoggio di una altalena bascullante e quindi le reazioni nei due appoggi di una trave. Per il calcolo delle reazioni nel caso di una trave su due appoggi caricata con un solo carico, si sono applicato le formule:

e quindi anche le formule, che danno le reazioni degli appoggi quando, sulla trave agiscono diversi carichi:

Si sono anche verificati i risultati del calcolo delle reazioni degli appoggi eseguito con le predette formule, in base alla condizione già trovata anche nel caso dell’altalena bascullante, per cui, per avere l’equilibrio, la somma delle forze dirette verso il basso deve essere uguale alla somma delle forze dirette verso l’alto. Precedentemente si è citato l’esempio dell’uomo che mantiene sollevata l’asse di una altalena bascullante, che tende ad abbassarsi. L’uomo deve, in tal caso, esercitare uno sforzo, diretto verso l’alto, uguale al carico (peso) sospeso all’asse e che tende ad abbassarla. Questa condizione, che è altrettanto importante tanto quanto la prima condizione di equilibrio, costituisce la seconda condizione di equilibrio, e viene espressa come segue:

La somma di tutte le forze, agenti verticalmente verso il basso su un corpo (trave) in equilibrio (in stato di quiete), è uguale alla somma di tutte le forze agenti verticalmente sul corpo stesso e dirette verso l’alto.

Nella Statica si usa considerare come positive le forze che agiscono verticalmente e sono dirette verso l’alto (con segno +) e come negative le forze agenti verticalmente verso il basso (con segno -). Si può quindi esprimere la seconda condizione di equilibrio anche nel seguente modo:

La somma di tutte le forze, agenti verticalmente su un corpo (trave) in equilibrio (allo stato di quiete), deve essere uguale a zero.

Se si indicano genericamente le forze verticali con la lettera (come si è sottinteso negli esempi precedentemente svolti), la seconda condizione di equilibrio potrà essere espressa con la formula:

ΣV = 0

Nell’impiego di questa formula bisogna ricordarsi di scrivere tutte le forze precedute dal rispettivo segno, corrispondente al senso della loro direzione, cioè con il segno +, quando sono rivolte verso l’alto e con il segno -, quando sono rivolte verso il basso. Detto ciò, quindi, se ad esempio, si applica la seconda condizione di equilibrio all’ultimo esercizio svolto si scrive:

Il calcolo può essere, eseguito anche nel modo seguente: Forze che agiscono verso l’alto

Forze che agiscono verso il basso

La somma di tutte le forze verticali agenti verso l’alto è dunque uguale alla somma di tutte le forze verticali agenti verso il basso; la seconda condizione di equilibrio è quindi soddisfatta.

I momenti flettenti nelle travi su due appoggi

Fino adesso si è visto come una trave su due appoggi si trovi in equilibrio, ciò che significa che la somma dei momenti flettenti dovuti al carico P ed alle reazioni degli appoggi VA, VB, è uguale a zero. Il carico sulla trave non provoca nessuna rotazione di questa, ma, esattamente come si verifica nella trave a sbalzo, esso provoca una incurvatura o flessione della trave. Una trave sottoposta ad un carico collocato in mezzeria si inflette come è rappresentato nella figura seguente per mezzo della linea continua, la quale tuttavia esagera la grandezza della incurvatura, che in realtà sarà minore.

È noto che una inflessione è sempre l’effetto di momenti flettenti. Questi momenti flettenti, e soprattutto il massimo di essi, devono essere conosciuti, per potere calcolare le necessarie dimensioni della trave, affinché essa possa resistere al carico. Si è visto già come si calcolano i momenti flettenti nelle travi a sbalzo. Ci si chiede perciò come si calcolano nelle travi su due appoggi. Quando un carico concentrato P è applicato fig. (*) sulla mezzeria della trave, le reazioni dei due appoggi, come si già appurato, sono uguali tra loro e ciascuna di esse è precisamente uguale alla metà del carico applicato; si ha cioè:

Si consideri ora una metà della trave e precisamente la metà a destra del carico. La linea a mano libera tracciata nella fig. (*), in corrispondenza della forza P, vuole indicare che si immagina di aver tagliato in tale punto la trave e che la metà destra sia incastrata nel punto stesso dove è applicato il carico P. La metà destra della trave costituisce quindi una trave a sbalzo (come si vede nella fig. ), caricata alla sua estremità libera con una forza diretta verso l’alto uguale alla reazione di appoggio VB = P / 2. Se si capovolge il disegno, si osserva in detta figura capovolta la linea curva a tratti e punti che rappresenta una trave a sbalzo inflessa, caricata dall’alto. La metà destra della trave rappresentata in fig.(*) si comporta dunque esattamente come una trave a sbalzo incastrata nel punto di applicazione del carico; il momento flettente in una trave su due appoggi caricata da un carico unico sulla mezzeria è esattamente uguale al momento flettente di una trave a sbalzo lunga la metà della prima, che alla estremità libera è sollecitata da un carico diretto verso l’alto. Questo carico diretto verso l’alto è, in questo caso, la reazione di appoggio VB (invece di VB si può scrivere anche P/2, ed il braccio di leva di questo carico, rispetto all’incastro, è uguale alla metà della lunghezza della trave su due appoggi, cioè è uguale a l/2). Il momento flettente nel centro della trave, cioè nella sezione di incastro della trave a sbalzo immaginata, sarà:

Se ora si vuole sapere la grandezza del momento flettente in qualsiasi altro punto della trave, punto che indicheremo con X, ad una distanza che chiameremo x dall’appoggio, si procederà in modo simile a quello usato per il calcolo del momento nel centro della trave. Quindi immaginiamo di tagliare la trave nel punto X e che la parte a sinistra di X venga incastrata nel punto X stesso fig. (*). Otteniamo allora una trave a sbalzo di lunghezza x, alla cui estremità libera agisce un carico diretto verso l’alto. Questo carico è la reazione di appoggio VAche, evidentemente, è uguale a P/2. Il momento flettente della sezione distante x da A sarà perciò:

La lettera x posta in basso dopo M significa che M è il momento flettente della trave alla distanza x dall’appoggio sinistro A. Nello stesso modo si possono calcolare i momenti flettenti in tutti i punti della trave. Se poi, in corrispondenza di ogni punto della trave, si rappresenta graficamente, con un segmento perpendicolare alla trave, il valore del momento flettente trovato, si ottiene il diagramma triangolare dei momenti flettenti rappresentato nella fig. (*). Ciascuna metà di questo diagramma dei momenti flettenti, corrispondente ad una metà della trave, deve avere, secondo quanto si è detto, la stessa forma del diagramma dei momenti flettenti di una trave a sbalzo, che porta un carico alla sua estremità libera.

Il procedimento della sezione

Da quanto esposto fin qui si vede come sia stato opportuno che, per procedere nello studio della Statica, conoscere anzitutto la trave a sbalzo ed i calcoli relativi ad essa. Infatti, con le nozioni apprese sulla trave a sbalzo, si è passati a calcolare senza difficoltà anche i momenti flettenti e le reazioni di appoggio che si hanno nelle travi su due appoggi. A tale scopo, per calcolare il momento flettente in un qualsiasi punto della trave, basta immaginare di tagliare in due pezzi la trave nello stesso punto e considerare uno dei due tronchi di trave come una trave a sbalzo incastrata. Questo procedimento per il calcolo dei momenti flettenti si dice “procedimento della sezione”. Con questo procedimento si possono determinare i momenti flettenti anche nel caso in cui il carico non è applicato sulla mezzeria della trave. Si esamini ora questo caso: Si consideri, quindi, una trave su due appoggi, sulla quale è applicato un solo carico concentrato P, alla distanza a dall’appoggio A e alla distanza b dall’appoggio B figura (*). Per determinare il momento flettente nella sezione della trave in corrispondenza del punto in cui è applicato il carico P, si immagini di tagliare la trave nel punto stesso, o, come si dice, di sezionarla. È indifferente, se dei due tronchi di trave ottenuti con il sezionamento si considera quello a destra o quello a sinistra; infatti, in entrambi i casi per il suddetto momento flettente si otterrà sempre lo stesso valore.

Tronco di trave a sinistra:

Si immagini il tronco della trave, a sinistra, incastrato nel punto dove è applicato il carico P. L’unica forza che agisce su tale tronco è allora la reazione di appoggio VA e la sua distanza dalla sezione di incastro è a, cosicché il momento flettente in detta sezione è:

Al posto di VA possiamo scrivere il rispettivo valore dato dalla formula ricavata in precedenza, ovvero:

quindi sostituendo

Tronco di trave a destra:

Si immagini ora incastrato, nel punto dove è applicato il carico, il tronco destro della trave, ottenuto con il sezionamento. Su questo tronco agisce la reazione di appoggio VB, la cui distanza dalla sezione di incastro è b. AI posto di VB si può scrivere il rispettivo valore dato dalla formula ricavata in precedenza:

si ha perciò:

In entrambi i casi abbiamo ottenuto lo stesso valore del momento flettente, poiché (P · b · a) è uguale a (P · a · b). Se si vuole dunque calcolare un momento flettente, si può immaginare come una trave incastrata tanto il tronco destro, quanto quello sinistro e farne il calcolo del momento flettente all’incastro. Come si vedrà in seguito, si sceglie sempre, per ragioni pratiche, il tronco per il quale il calcolo riesce più semplice. Si calcoli ora il momento flettente in una sezione che si trovi ad una qualsiasi distanza x dall’appoggio A. Questo momento flettente è, come già si è visto, MX VA · x.Al posto di VA si può scrivere, secondo le formule che già si sono utilizzate per il calcolo delle reazioni, P · b / l, cosicché avremo:

Il diagramma dei momenti flettenti dovuti ad un solo carico concentrato è rappresentato nella fig. (*). Si esaminano anche in questo caso degli esempi numerici allo scopo di impratichirci. Si determinino i momenti flettenti per la trave, rappresentata nella fig. (*), portante un carico P = 600 kg. Si disegni anche il diagramma di detti momenti flettenti. Si calcolano anzitutto le reazioni degli appoggi:

Si verifichino questi risultati: VA + VB deve essere uguale a P; 400 kg + 200 kg = 600 kg; esatto! La distanza del carico P dall’appoggio A è a = 4,00 m; dall’appoggio B tale distanza è invece b = 8,00 m. Il momento flettente Ma, nel punto di applicazione del carico, deve essere uguale al momento flettente Mb pure nello stesso punto. Poiché:

ed essendo anche

sarà anche Ma = Mb. Si calcoli ora questo momento flettente.

Non occorre esprimere le reazioni VA e VB con le relative formule, ma si possono scrivere i loro valori già trovati:

ed anche, se si considera il tronco destro della trave:

Si Calcoli ora il momento flettente che si ha nel punto posto alla distanza x = 2,00 m dall’appoggio A: Si immagini ancora una volta di sezionare la trave in tale punto e che il tronco che ne risulta, della lunghezza di m 2,00, venga incastrato nel punto dove si è immaginato il sezionamento. Il momento flettente sarà in tale punto, come già si è visto:

Se si vuole conoscere anche la grandezza dei momenti flettenti negli altri punti della trave, non occorrerà eseguire il calcolo per ognuno dei vari punti. Sarà molto più semplice disegnare il diagramma dei momenti flettenti, sul quale si potrà leggere senz’altro la grandezza del momento flettente in qualsiasi punto della trave. Si esegua dunque il disegno del diagramma del momenti flettenti. Esattamente al di sotto della trave AB si traccia un segmento O – O orizzontale, della stessa lunghezza della trave. Su tale segmento sia C il punto sottostante a quello in cui il carico P agisce sulla trave. Da questo punto C si traccia, perpendicolarmente al segmento O – O e verso il basso, un segmento che rappresenti il momento flettente Ma = 1600 kgm. La scala, in cui vengono rappresentati i momenti flettenti, sia 1 mm = 100 kgm. In corrispondenza del punto C si dovrà dunque riportare verticalmente, verso il basso, un segmento di 16 mm, che rappresenta un momento flettente di 1600 kgm. Si congiungano l’estremità inferiore C del segmento verticale lungo 16 mm con gli estremi O. Si è così ottenuto il diagramma triangolare rappresentato con tratteggio nella fig. (*). Da questo diagramma si possono rilevare i momenti flettenti relativi a tutti i punti della trave. Se, ad esempio, si vuole sapere quale è la grandezza del momento flettente nella sezione a m 2,00 di distanza dall’appoggio B, si misurerà, in corrispondenza di tale distanza, l’altezza del diagramma dei momenti flettenti; essa è precisamente di 4 mm. Il momento flettente sarà quindi di 400 kgm. Si può ora constatare che non sarebbe stato necessario calcolare il momento flettente per il punto posto alla distanza x = 2,00 m dall’appoggio A, perché si sarebbe potuto misurare direttamente sul diagramma. Anche nelle travi su due appoggi, come nelle travi a sbalzo incastrate ad una estremità, si verifica che i diagrammi dei momenti flettenti presentano, in corrispondenza ai punti di applicazione dei singoli carichi, delle deviazioni brusche nella loro linea di contorno, cioè dei punti di cuspide. In corrispondenza ai tratti di trave dove non è applicato alcun carico, la superficie dei diagrammi dei momenti flettenti è limitata da segmenti rettilinei.

Sollecitazioni di trazione e di compressione nel corpi caricati per flessione

Nella trattazione fatta sulla “Resistenza dei Materiali”, si è visto che in una trave inflessa, dalla parte della concavità si hanno nel materiale delle sollecitazioni di compressione, e dalla parte della convessità si hanno invece delle sollecitazioni di trazione. Ciò, perché la convessità della trave è sempre una conseguenza dello stiramento del materiale (cioè delle sue fibre) per effetto delle sollecitazioni di trazione, mentre la concavità è dovuta ad accorciamento delle fibre del materiale, provocato da sollecitazioni di compressione.

Quando una trave su due appoggi od una trave a sbalzo viene così piegata, da presentare una convessità nella parte inferiore, in tale parte agiranno delle sollecitazioni di trazione, mentre sulla parte superiore agiranno delle sollecitazioni di compressione. L’inflessione della trave su due appoggi verso il basso è dovuta ad un carico applicato dall’alto, come di solito avviene fig. (*); un’inflessione di una trave a sbalzo dal basso verso l’alto, come si vede nelle fig. (*), si verifica invece, quando alla trave sono applicate delle forze con direzione dal basso verso l’alto, come evidentemente può accadere soprattutto nelle costruzioni edili. Il caso contrario è rappresentato nella fig. (*). Qui la trave su due appoggi e la trave a sbalzo vengono piegate in modo, da presentare la concavità in basso e la convessità in alto; si avranno quindi delle sollecitazioni di trazione nella parte superiore delle travi, e delle sollecitazioni di compressione nella parte inferiore. La trave su due appoggi dovrebbe, in questo caso, essere sollecitata dal basso verso l’alto, e la trave a sbalzo sollecitata dall’alto verso il basso fig. (*).

Momenti di rotazione e momenti flettenti

Nelle travi a sbalzo rappresentate nelle fgg.(**) precedenti, sono state indicate con frecce curve, non solo il momento applicato a ciascuna trave dovuto al carico, ma anche un secondo momento in senso contrario, segnato posteriormente all’incastro. Quale relazione hanno i due momenti indicati, per ciascuna delle travi a sbalzo rappresentate nelle figg. (**)? In precedenza si è visto il significato della causa che provoca la flessione di un trampolino, e si è data anche la formula M = P · a  per il calcolo della forza che provoca tale flessione, forza il cui valore è determinato dal prodotto Carico x Distanza da un punto prestabilito. Nelle assi della altalena bascullante, di cui si è già parlato, il prodotto Carico x Distanza è stato denominato “momento di rotazione” e non “momento flettente“. Infatti è evidente che il carico posto sul braccio di una altalena bascullante tende a fare ruotare l’altalena stessa attorno al centro di rotazione. È anche evidente che la rotazione non ha luogo, quando l’asse della altalena bascullante è in equilibrio, cioè quando sull’altro braccio dell’asse agisce un momento di rotazione di uguale grandezza e di senso opposto. La prima condizione di equilibrio espressa da ΣM = 0 è stata riconosciuta valida per il caso considerato dell’asse della altalena. L’asse della altalena bascullante che si trovi in equilibrio non compie alcuna rotazione, ma viene inflessa. Qual è la grandezza del momento flettente che provoca tale flessione? Esso è uguale a ciascuno dei due momenti di rotazione. Il momento flettente ed il momento di rotazione sono di uguale grandezza, ma hanno due diversi significati: il momento di rotazione tende a far ruotare l’asse che costituisce l’altalena bascullante, il momento flettente ne provoca la flessione o incurvatura. Il momento flettente agisce solo quando l’asse si trova in condizione di equilibrio, cioè quando non è possibile alcuna rotazione; poiché sulla altalena bascullante agiscono due momenti di rotazione di uguale grandezza e di senso opposto. È evidente che la prima condizione di equilibrio è da interpretare nel senso che la somma di tutti i momenti di rotazione sia uguale a zero, ma che però, nello stesso tempo e precisamente per tale ragione, i corpi in equilibrio vengano ad essere sollecitati da momenti flettenti. Ciò risulta anche dalle fìg. (*), dove è rappresentata una barretta che viene piegata con le due mani. È anche evidente tra l’altro che con una mano sola la barretta non può essere piegata, ma può essere solo fatta ruotare. Per piegarla, quindi, entrambe le mani devono cercare contemporaneamente di fare ruotare la barretta, con uguale forza, in senso contrario. La fig. (*) mostra precisamente due momenti di rotazione di uguale grandezza e di senso contrario, i quali solo agendo contemporaneamente provocano la flessione ovvero l’incurvatura della barretta. Con questo esempio semplicissimo si è data la percezione dell’azione in senso opposto di due momenti di rotazione; ciò accade in tutte le travi a sbalzo e in tutte le travi su due appoggi caricate ed in equilibrio: in tutti i casi pratici si hanno sempre due momenti di rotazione di uguale grandezza e di senso opposto. Da quanto si è detto finora è evidente che, nella Statica, la quale si occupa solo di quelle forze che non provocano movimento, ma mantengono gli elementi delle strutture e le parti costruttive in stato di quiete, ovvero in equilibrio, non si avrà mai a che fare con singoli momenti di rotazione, ma sempre con momenti di rotazione, di senso opposto, e di uguale grandezza, appaiati fra loro, che insieme non danno luogo quindi a nessuna rotazione, bensì ad una flessione.

La fig. (*) serve a chiarire la natura del fenomeno dell’incurvatura, ed a vedere il gioco delle forze interne in ciascuna sezione di una trave incurvata. Da questa figura si vede con chiarezza da quale parte la barretta piegata sia sollecitata a trazione e da quale parte sia invece sollecitata a compressione. Nella figura in basso, inoltre si vede che il momento applicato a sinistra è diretto verso destra o, come si dice, è destrorso (di senso uguale al movimento delle lancette dell’orologio), mentre quello applicato a destra tende a provocare una rotazione verso sinistra, cioè è sinistrorso. Questo ultimo caso è identico a quello che si verifica in una trave su due appoggi caricata con una forza diretta dall’alto verso il basso; infatti tale trave viene piegata nello stesso modo dalle reazioni di appoggio e precisamente, alla estremità sinistra da una forza diretta verso destra, ed alla estremità destra da una forza diretta verso sinistra. Come la trave su due appoggi quando questa viene tesa nella parte inferiore e compressa nella parte superiore.


Momenti flettenti positivi e negativi

Per potere sempre determinare con sicurezza quale delle due parti della trave sia sottoposta a trazione e quale a compressione, si stabilisce che i momenti flettenti che danno luogo ad una sollecitazione di trazione nella parte inferiore della trave siano considerati positivi, e quindi contraddistinti con il segno (+), e che i momenti flettenti che danno invece luogo ad una sollecitazione di trazione nella parte superiore della trave siano considerati negativi, e quindi contraddistinti con il segno (-).Si possono quindi dare le seguenti importantissime regole in rapporto ai segni che precedono l’indicazione della grandezza dei momenti flettenti: I momenti flettenti sono considerati positivi, quando il momento di rotazione applicato a sinistra tende a provocare una rotazione verso destra, ed il momento di rotazione applicato a destra tende a provocare una rotazione verso sinistra: quindi brevemente: da sinistra a destra e da destra a sinistra … +. Graficamente viene rappresentato nel modo seguente:

I momenti flettenti sono considerati negativi, quando il momento di rotazione applicato a sinistra tende a provocare una rotazione verso sinistra, ed il momento di rotazione applicato a destra tende a provocare una rotazione verso destra; quindi brevemente: da sinistra a sinistra e da destra a destra … -. Graficamente viene rappresentato nel modo seguente:

È interessante fare una ulteriore considerazione sul fatto che si sia dovuto distinguere la diversa natura dei momenti di rotazione e dei momenti flettenti. Essi sono, come si è già detto, di grandezza uguale, ma i loro effetti sono diversi: l’effetto dei momenti di rotazione è una rotazione e l’effetto dei momenti flettenti è una flessione. Perciò non ci si deve confondere circa la regola dei segni + o – da premettere ai momenti, regola che già si conosce attraverso gli esempi svolti in precedenza. Fino ad ora si è trattato, a proposito della condizione di equilibrio espressa da ΣM = 0, di momenti di rotazione e la regola circa il segno da premettere si è basato esclusivamente sul senso della rotazione provocata dal momento di rotazione; infatti, negli esempi svolti ci si è semplicemente domandati: – In quale direzione il momento di rotazione tende a fare girare la trave o parti di essa? – Se tende a farla girare nel senso delle lancette dell’orologio, cioè verso destra, allora il momento è positivo e ad esso si fa precedere il segno +; se invece il momento tende a provocare una rotazione in senso contrario a quello delle lancette dell’orologio, cioè verso sinistra, il momento di rotazione è da considerarsi negativo e ad esso si fa precedere il segno -. Ora invece non si tratta più di momenti di rotazione e del loro effetto. Ora ci si chiede invece: – In quale parte della trave il momento flettente da luogo a sollecitazioni di trazione? – Se queste si verificano nella parte inferiore della trave, allora il momento flettente è considerato positivo e va preceduto dal segno +; se il momento flettente provoca invece delle sollecitazioni di trazione nella parte superiore della trave, esso va considerato negativo e va preceduto dal segno -. Si Svolga adesso un esempio per vedere quale sia l’importanza di attribuire ai momenti flettenti il segno esatto. Quindi, si calcolano i momenti flettenti che agiscono sulla trave su due appoggi rappresentata nella fig. (*). Si deve anzitutto, come sempre in questi calcoli, determinare le forze che mantengono in equilibrio Ia trave, cioè si devono determinare le reazioni degli appoggi.

A tale scopo si applicano le formule che già si conoscono:

Sostituendo i valori dati

Si verifichi il risultato ottenuto, infatti deve essere ΣV = 0.

Le reazioni degli appoggi sono quindi state calcolate esattamente. Si Calcola ora, con il procedimento della sezione, il momento flettente nella posizione 1: si immagina cioè di avere sezionato la trave in questa posizione ed immagini anche che il tronco a sinistra sia una trave a sbalzo incastrata nelle posizione 1; si avrà, che:

Si è fatto precedere il valore del momento flettente dal segno + (positivo) perché la forza VA tende a piegare il tronco di trave in modo tale da avere delle sollecitazioni di trazione nella parte inferiore. Si Calcoli ora il momento flettente nella posizione 2. Si immagina di tagliare in questa posizione la trave ed inoltre si immagini anche che il tronco a sinistra della trave tagliata sia incastrato nella posizione 2 fig.(*). Si ha quindi una trave a sbalzo sulla quale sono applicati due carichi e cioè VA e P1. Questi due carichi agiscono secondo due opposte direzioni, poiché infatti VA agisce verso l’alto e P1 agisce verso il basso. La forza VA dà luogo con un braccio di leva di 6,00 m, ad un momento flettente positivo, perché esso tende ad inflettere la trave a sbalzo nel senso positivo verso l’alto. La forza P1 tende invece a piegare la trave a sbalzo in senso contrario, e cioè verso il basso. La forza P1, applicata ad una distanza di m 3,00 dalla posizione 2 dà luogo ad un momento flettente negativo. Avremo cioè che:

Questo momento flettente si sarebbe potuto calcolare anche più facilmente, se invece del tronco a sinistra della trave tagliata si considerava il tronco a destra fig. (*). Infatti sul tronco a destra del taglio immaginario agisce solo la forza VB. Questa forza VB dà luogo ad un momento flettente positivo, come risulta dalla fig. (*). ovvero:

Si è dunque calcolato lo stesso momento flettente M2 già trovato in precedenza, ma in modo più semplice. In tali calcoli conviene infatti sempre considerare il tronco di trave sul quale è applicato il minore numero di carichi. Il calcolo dei momenti flettenti, considerando prima il tronco a destra e poi quello a sinistra, costituisce un buon metodo di verifica della esattezza dei calcoli, poiché il risultato ottenuto considerando uno dei due tronchi deve essere uguale al risultato ottenuto considerando l’altro tronco. Nella fig. (*) si è tracciato il diagramma dei momenti flettenti che agiscono verso il basso su tutta la sua lunghezza; in tutte le posizioni si hanno quindi delle sollecitazioni di trazione nella parte inferiore della trave, cioè in tutte le posizioni i momenti flettenti saranno positivi, come del resto risulta già anche dai calcoli eseguiti. Per tracciare il diagramma, si sono quindi portati i valori calcolati dei momenti flettenti verso il basso, a partire dalla retta di riferimento O – O. Quando in una trave si hanno dei momenti negativi, nel relativo diagramma essi vengono riportati verso l’alto, sempre a partire dalla retta O – O di riferimento. Si svolga un ulteriore esempio quasi simile al precedente. Si calcolano i momenti flettenti per la condizione di carico rappresentata nella fig. (*).

Si scrivano anzitutto nel disegno le distanze di ogni carico dagli appoggi, perché tali distanze sono utili per la determinazione delle reazioni degli appoggi. Si Calcolano dunque queste reazioni come già si è fatto negli esempi precedenti. Per VB e VA avremo:

Si verifichi il risultato ottenuto. Deve essere ΣV = 0.

Esatto ! Si Calcolano ora i momenti flettenti con il noto procedimento della sezione. Momento flettente nella posizione 1

Momento flettente nella posizione 2

Momento flettente nella posizione 3

L’ultimo di questi momenti flettenti si poteva calcolare più facilmente, considerando il tronco della trave a destra della sezione di taglio, ovvero:

Con i valori di questi tre momenti flettenti si può ora disegnare il diagramma. Nella trave considerata in questo esempio la sezione pericolosa si trova nella posizione 2, poiché in essa, come risulta dal diagramma, si ha il massimo momento flettente. Si faccia un ulteriore esempio. Su una trave di 12 m di lunghezza sono applicati i carichi concentrati, alla distanza di 2,00 m l’uno dall’altro. Questi carichi sono di uguale grandezza e precisamente di 40 kN fig. (*). Si calcolino i momenti flettenti e si disegni il loro diagramma.

Si calcolano le reazione degli appoggi. Poiché questa condizione di carico è simmetrica, cioè ad ogni carico applicato a sinistra della mezzeria della trave corrisponde un carico uguale, ad una stessa distanza, a destra della mezzeria, le due reazioni di appoggio sono uguali, e ognuna di esse è uguale alla metà della somma di tutti i carichi:

Questo risultato può essere verificato anche applicando le formule che già si conoscono ovvero:

Si Calcolano ora i momenti flettenti con il procedimento della sezione. Momento flettente nella posizione 1, 2 e 3.

Non occorre che si calcolano i momenti flettenti per gli altri punti di applicazione dei carichi, perché, essendo il carico simmetrico, anche i momenti flettenti sono simmetrici. Si avrà perciò M4 = M3, M2 = M5 e M1 =M6, e quindi M4 = 360 kNm, M5 = 280 kNm, M6 = 120 kNm. Nella fig. (*) il diagramma dei momenti flettenti è stato disegnato nella scala 1 mm = 10 kNm. In questo esempio il massimo momento flettente, e quindi anche la sezione pericolosa non si ha solo in una posizione ma sull’intero tratto lungo 2,00 m, dal punto 3 fino al punto 4, il quale risulta perciò sottoposto alla massima sollecitazione di flessione e nel quale il pericolo di rottura è uguale per tutta detta lunghezza.

2 – STATICA facile

La trave su due appoggi con carico uniformemente distribuito

Finora abbiamo considerato solo dei carichi concentrati, cioè dei carichi applicati a singoli punti di una trave. I carichi P, ed anche le reazioni degli appoggi A e B sono carichi concentrati. Una trave, però, può essere caricata anche diversamente, e cioè con un carico uniformemente distribuito. Nell’ultimo esempio svolto abbiamo considerato un gran numero di carichi concentrati uguali fra di loro e distribuiti uniformemente su tutta la lunghezza della trave. Si trattava però sempre di carichi concentrati, le cui distanze dagli appoggi potevano essere esattamente misurate, rendendo cosi possibile il calcolo dei momenti flettenti sui punti di applicazione dei singoli carichi. Il diagramma dei momenti è cosi risultato formato da una linea spezzata con i vertici particolarmente vicini fra di loro. Se adesso immaginiamo di aggiungere, l’uno accanto all’altro, un gran numero di carichi concentrati uguali fra loro, ad esempio disponendo l’uno accanto all’altro, su una trave in ferro a doppio T appoggiata alle due estremità, una serie di sacchi di sabbia, come abbiamo indicato nella fig. (*), avremo su detta trave un carico uniformemente distribuito. Utilizzeremo dei disegni schematici, relativi ai calcoli statici, quindi tali carichi saranno rappresentati da superfici rettangolari con tratteggio verticale formato da tanti piccoli carichi concentrati fig. (*) .


Molto spesso si deve considerare come carico uniformemente distribuito anche il peso proprio di corpi a forma di asta di sezione costante. In realtà, a volere essere molto precisi, ogni corpo, quando non sia appoggiato verticalmente, viene sollecitato per flessione dal suo proprio peso. Abbiamo sicuramente avuto occasione di osservare l’incurvatura dovuta precisamente al peso proprio di un’asse appoggiata su due appoggi distanti, o di una sbarra profilata appoggiata su due cavalletti fig. (*).

Non verrà però certamente in mente a nessun tecnico di considerare, ad esempio, il peso proprio, nel caso di un perno di breve lunghezza e fortemente sollecitato alla flessione da carichi esterni. Se si tratta invece di un’asta di grande lunghezza, di assi molto pesanti, o di una lunga trave, nei calcoli occorre sempre tenere conto del loro peso proprio. In generale, si può dire quanto segue: Quando il peso proprio di un organo di macchina, o di un elemento di una struttura è piccolo in confronto agli altri carichi che agiscono sul corpo, esso può essere trascurato nei calcoli statici di resistenza, poiché in tali calcoli si introduce sempre un sufficiente coefficiente di sicurezza, con il quale si tiene implicitamente conto anche dell’influenza del peso proprio. Se però il peso proprio è così elevato da influire notevolmente sulla grandezza delle sollecitazioni unitarie che si sviluppano nell’elemento strutturale o nell’organo di macchina, esso va naturalmente considerato nei calcoli. Quando il carico uniformemente distribuito non si estende su tutta la lunghezza della trave, ma solo su un certo tratto di essa, si dirà che la trave è sottoposta ad un carico uniformemente distribuito parziale fig. (*).

Su questa condizione di carico, che si presenta spesso nelle costruzioni, ritorneremo a parlarne più dettagliatamente. Per ora, vediamo, con alcuni esempi, come si calcola una trave su due appoggi con carico distribuito uniformemente su tutta la sua lunghezza. Vediamo anzitutto come determinare il peso totale che agisce sulla trave e le reazioni degli appoggi. Per rende chiari i problemi da risolvere, come abbiamo fatto frequentemente in precedenza, svilupperemo gli esempi di calcolo semplificandoli al massimo, anche se in tale modo non corrispondano, in tutti i particolari, ai reali casi pratici.

Il calcolo delle reazioni degli appoggi

Prendiamo come primo esempio una asta di acciaio omogeneo, del diametro di 70 mm, è appoggiata liberamente alle due estremità in due supporti fig. (*).

Calcoliamo anzitutto il peso di un tronco lungo m 1 di acciaio tondo, del diametro dell’asta. Dobbiamo per prima cosa determinare il volume di tale tronco di asta. Dal punto di vista geometrico si tratta di un corpo cilindrico, di cui sappiamo calcolare il volume utilizzando la formula

In questo caso abbiamo che d = cm 7 ed h = cm 100. Si avrà quindi che

Il peso specifico dell’acciaio è 7,85 kg/dm3, cosicché il peso dell’asta per ogni metro lineare è di:

Per indicare il peso proprio per ogni metro o, come si usa dire, il “peso al metro lineare”, useremo la lettera q; il peso proprio dell’intera asta la indicheremo con Q. Il risultato del calcolo finora eseguito è quindi: q  = 30 kg/m (il tratto inclinato fra l’indicazione kg e m non deve essere mai tralasciato; esso significa “per ogni”; non essendoci il tratto l’indicazione kgm indicherebbe come ben sappiamo già le dimensioni di un momento flettente). Poiché 1,00 m di acciaio tondo ha il peso q l’asta (considerata dal punto di vista della Statica come una trave), presenta una distanza libera, o portata, fra gli appoggi l, il peso dell’intera asta, che interessa per il nostro calcolo statico, sarà

(Le estremità dell’asta che sporgono da ogni lato, oltre i centri dei supporti A e B, non vengono considerate nel calcolo, poiché il loro peso viene sostenuto direttamente dai supporti e non contribuisce perciò a sollecitare I’asta alla flessione). Il carico sull’asta è simmetrico; su ciascun supporto viene perciò a gravare la metà del peso dell’asta. Le reazioni degli appoggi sono perciò:

ed ugualmente

Poiché, per carichi uniformemente distribuiti, VA e VB risultano sempre uguali, si scrive brevemente:

Per l’esempio considerato, in tale formula si deve porre q = 30 kg/m ed l = 6000 mm = 6,00 m (nel caso di misure espresse in m, bisogna indicare sempre dopo il numero intero di metri, due cifre decimali, anche se si tratta, come ora, di un numero intero di metri e quindi le due cifre decimali risultano due zeri). Il peso dell’intero albero è quindi

Come si vede, il peso proprio è in questo caso talmente grande, da non potere essere trascurato nel calcolo del momento flettente. La grandezza delle due reazioni d’appoggio, dovute al peso proprio, può essere certamente precisata senza ricorrere al calcolo con formula. Le due reazioni sono fra di loro uguali e ciascuna di esse è precisamente uguale alla metà del peso Q ora calcolato, cioè uguale a 90 kg. Per controllo, ed a scopo di esercitazione, eseguiamo tuttavia anche il calcolo con la formula suddetta:

Risolveremo ora un altro esempio, in cui, al peso proprio costituente un carico uniformemente distribuito, si sovrappone un carico esterno concentrato. Sull’asta descritta nel precedente esempio, alla distanza di m 2,00 da un appoggio, è calettata una puleggia, il cui peso è di 45 kg fig. (*). Quali sono, in questo caso, le grandezze delle reazioni degli appoggi? Al peso proprio di 180 kg si aggiunge ora il peso della puleggia P = 45 kg: Anche quest’altro peso si distribuirà in parti uguali sui due appoggi? Per rispondere a questa domanda sarà opportuno disegnare prima lo schema dell’asta e della nuova condizione di carico, come si usa in Statica. Se consideriamo la fig. (*), nella quale è stato appunto riportato tale disegno schematico, ci accorgiamo subito che l’appoggio di sinistra A risulterà caricato per effetto della puleggia in misura maggiore dell’appoggio di destra B. La suddivisione in parti uguali del carico uniformemente distribuito costituito dal peso proprio dell’asta rimane inalterata. Calcoliamo dunque anzitutto, come nell’esempio precedente, le reazioni degli appoggi per il carico uniformemente distribuito, usando la formula che già conosciamo:

e determiniamo poi la distanza del carico P dall’appoggio B: essa è b = 6,00 m – 2,00 m = 4,00 m.

Se sull’asta agisse solo il carico concentrato P, la reazione ad esso dovuta, nell’appoggio A, sarebbe data dalla formula:

Poiché l’esempio prescrive di calcolare la reazione complessiva dovuta al peso proprio dell’asta ed al peso concentrato, dobbiamo sommare la due reazioni parziali, quella dovuta al peso proprio, e quella dovuta al carico concentrato; avremo perciò la reazione totale:

In questa espressione sostituiamo alle lettere i seguenti valori: q = 30 kg/m; l = 6,00 m; P = 45 kg; b = 4,00 m. Avremo:

In modo analogo troviamo:

Verifichiamo adesso se non siamo incorsi in qualche errore: la somma di tutti i carichi, cioè del peso proprio Q e del carico concentrato P è (180 + 45) kg = 225 kg., La somma delle due reazioni d’appoggio calcolate è VA + VB = 120 kg +105 kg = 225 kg, Il calcolo è dunque esatto, poiché lo somma di tutti i carichi è uguale alla somma delle due reazioni di appoggio.

I momenti flettenti nel caso del carico uniformemente distribuito

Dopo aver visto, fino ad adesso, come si calcolano le reazioni degli appoggi di una trave appoggiata sugli stessi e caricata con un carico uniformemente distribuito, vogliamo ora determinare i momenti flettenti che nascono per effetto di tale carico. Abbiamo già studiato, nelle pagine precedenti, come si calcolano i momenti flettenti in una trave sulla quale agiscono diversi carichi concentrati: si immagina di tagliare la trave nel punto, in cui si vuole determinare il momento flettente, e si immagina altresi pure che uno dei tronchi, cosi ottenuti, sia incastrato nella sezione del taglio; si considera quindi il tronco come una trave a sbalzo. Procederemo nello stesso modo per calcolare i momenti flettenti nelle diverse sezioni di una trave su due appoggi con carico uniformemente distribuito. Cominciamo a calcolare il momento flettente nel mezzo della trave: nella fig. (*) è stata rappresentata schematicamente, come al solito, la trave con il suo carico; il carico uniformemente distribuito per ogni metro sia q. Il carico complessivo posto sull’intera lunghezza l della trave sarà dunque Q= q . l . Le reazioni degli appoggi, dovute a questo carico, possiamo calcolarle con la formula:

Immaginiamo ora che la trave venga tagliata nel suo punto di mezzo. Si deve quindi determinare il momento flettente di una trave a sbalzo di lunghezza uguale alla metà della lunghezza della trave data su due appoggi. Questa trave a sbalzo è caricata ad una sua estremità con un carico concentrato, precisamente dalla reazione d’appoggio VA, e lungo tutta la sua lunghezza con un carico uniformemente distribuito uguale a q per unità di lunghezza fig. (*). Immaginiamo ora il carico uniformemente distribuito su metà della trave riunito in un carico concentrato ed applicato nel punto di mezzo della trave a sbalzo, cioè alla distanza l / 4 dall’incastro immaginario e dalla reazione d’appoggio VA.

Il carico distribuito sulla lunghezza di trave l / 2 è complessivamente:

Riferendoci alla fig. (*) possiamo ora calcolare il momento flettente nella sezione d’incastro, nel modo che già conosciamo:

Poiché

sostituendo ad VA il valore dato dal secondo membro di questa uguaglianza, avremo:

Secondo la regola del raccoglimento a fattore comune possiamo raccogliere a fattore comune l’espressione q . l/2 ottenendo in tal modo:

L’espressione racchiusa tra parentesi è uguale ad  l/4, per la qual cosa, in definitiva, avremo:

Facciamo un esempio numerico. In precedenza abbiamo supposto che il peso proprio dell’asta considerata fosse q = 30 kg/m. Il peso proprio costituisce, come già sappiamo, un carico uniformemente distribuito. Quale è la grandezza del momento flettente nella sezione di mezzo dell’asta, dovuto al peso proprio dell’asta stessa?

Per la determinazione del momento flettente nel punto di mezzo della trave abbiamo ricavato ora la formula:

In questa formula, nel nostro caso dobbiamo porre: q = 30 kg/m ed l = 6,00 m, ottenendo quindi:

All’inizio di questo argomento relativo al carico uniforme, abbiamo già detto che un carico uniformemente distribuito può immaginarsi anche come una serie di carichi concentrati di uguale grandezza. Vediamo ora di verificare se otteniamo lo stesso momento flettente, considerando invece del carico uniformemente distribuito questa serie di carichi concentrati. Dividiamo dunque l’intero carico distribuito sulla trave in singoli carichi concentrati, e poniamo ciascuno di questi carichi uguale a q, cioè al carico distribuito su ogni metro di lunghezza della trave. Ogni carico concentrato dovrà immaginarsi applicato alla metà di ogni tratto di trave lungo 1,00 m. Nel nostro caso tali singoli carichi concentrati saranno in numero di 6, e ciascuno sarà uguale a 30 kg fig. (*).

Su ciascuno appoggio verrà quindi a gravare un carico uguale a 3 singoli carichi concentrati applicati alla trave; avremo dunque VA = VB = 3 x 30 kg = 90 kg. Il momento flettente nel mezzo dell’asta verrà ancora determinato con il procedimento della sezione

Abbiamo dunque ottenuto lo stesso risultato di prima. Si vede comunque che questo ultimo metodo è molto laborioso. In futuro adopereremo perciò la formula:

Come si presenterà il diagramma dei momenti flettenti relativo ad una trave con carico uniformemente distribuito? Dagli esempi svolti conosciamo già il diagramma dei momenti flettenti di una trave caricata con un certo numero di carichi concentrati di uguale grandezza ed ugualmente distanti fra loro (vedi figura).

Il diagramma dei momenti flettenti dell’asta considerata negli ultimi esempi ha una forma analoga, quando infatti consideriamo il carico uniformemente distribuito suddiviso in 6 carichi concentrati fig. (*). Si calcolerà il momento flettente per ciascuna delle sezioni in corrispondenza alle quali si suppone applicato un carico concentrato, e tale momento verrà riportato, nella scala scelta, perpendicolarmente alla retta orizzontale. Se si congiungono gli estremi di tutti i segmenti che rappresentano i valori dei momenti flettenti calcolati, si ha una linea spezzata che costituisce appunto il diagramma dei momenti flettenti. Se immaginiamo di avere dei carichi concentrati sempre più vicini, anche i vertici della spezzata risulteranno sempre più vicini fra di loro, fino a che si avrà una linea curva continua, senza alcun vertice. Il diagramma dei momenti flettenti per un carico uniformemente distribuito è dunque limitato da una linea curva fig. (*).

Ciò è perfettamente comprensibile, perché, se un carico è uniformemente distribuito (con continuità) sulla lunghezza della trave, non si possono distinguere delle sezioni con carichi concentrati, e quindi anche la linea che limita il diagramma dei momenti flettenti dovrà necessariamente essere una curva continua, senza alcun vertice. Una curva avente una forma come quella rappresentata nella fig. (*) si chiama “parabola”. Nel proseguo avremmo modo di vedere il procedimento per disegnare una parabola. Dalla fig. (*) comunque si può senz’altro rilevare che il massimo momento flettente si ha nella sezione di mezzo della trave; esso viene indicato con Mmax (“max” è l’abbreviazione della parola latina “maximum”). Prendiamo quindi nota dell’importante formula che dà il momento flettente massimo in una trave su due appoggi con carico q uniformemente distribuito sulla sua lunghezza:

Da questa formula, dunque, si ottiene il momento flettente in kgm, se si esprime il peso g in kg/m e la lunghezza l in m. Si ottiene invece il momento flettente in kgcm se si esprime il carico in kg/cm e la lunghezza in cm.

Facciamo adesso un ulteriore esempio. Si calcolino, per la trave rappresentata in fig. (*) che porta un carico uniformemente distribuito q = 0,5 t / m e nel mezzo un carico concentrato P = 4,0 t, le seguenti grandezze:

a)       le reazioni degli appoggi

b)       il momento flettente massimo

c)       il momento flettente alla distanza x = 2,00 m dall’appoggio A.

a)       Le reazioni degli appoggi A e B sono uguali di grandezza, e precisamente:

b)       In una trave su due appoggi con carico uniformemente distribuito il massimo momento flettente si ha nel mezzo della trave stessa. Anche per un carico concentrato applicato nel mezzo della trave il massimo momento flettente si trova nel mezzo. In questo caso, in cui si hanno entrambi questi carichi, è evidente che il massimo momento flettente si ha sempre nel mezzo della trave. Il massimo momento flettente dovuto al carico uniformemente distribuito è uguale, come abbiamo visto più sopra, a:

Per effetto del carico concentrato applicato nel mezzo, nella stessa posizione si avrà un momento flettente, uguale a:

Se si hanno contemporaneamente i due carichi, il momento flettente nel mezzo della trave sarà la somma dei momenti flettenti dovuti a ciascuno dei due carichi, cioè :

Sostituendo i valori numerici alle lettere avremo:

Possiamo trovare il massimo momento flettente anche senza ricorrere all’ultima formula adoperata, e impiegando invece il noto procedimento della sezione: in tal modo però il calcolo riesce più laborioso, come ci accingiamo a constatare. Quindi immaginiamo la trave spezzata a metà in due tronchi, e consideriamo il tronco a sinistra come una trave incastrata nella sezione dove si è immaginato di effettuare il taglio fig. (*). All’estremità di questa metà della trave agisce la reazione di appoggio VA, la cui grandezza, come abbiamo già calcolato, è, per effetto dei due carichi, uguale a 4 t. Questa forza agisce ad una distanza l / 2 = 4,00 m dall’incastro immaginato e tende a fare girare il tronco di trave verso destra; essa dà luogo quindi, nell’immaginata sezione di taglio, ad un momento flettente di:

Inoltre, sullo stesso tronco di trave, agisce il carico uniformemente distribuito q = 0,5 t/m su una lunghezza di 4,00 m. Il carico complessivo distribuito su queste tronco è dunque: 

Al posto di questo carico uniformemente distribuito di 2 t possiamo immaginare applicato un carico concentrato di 2 t a metà del tronco stesso, cioè a 2,00 m di distanza dall’appoggio A fig. (*). Questo carico, tende a fare ruotare con un braccio di leva l / 4 = 2,00 m il tronco di trave attorno all’immaginaria sezione d’incastro verso sinistra; dà luogo quindi nella sezione stessa ad un momento flettente: 

Sommando questi due momenti massimi calcolati avremo il massimo momento flettente complessivo

un risultato uguale a quello precedente.

c)       Calcoliamo ora il momento flettente alla distanza x = 2,00 m dall’appoggio A. Questo momento flettente viene calcolato nello stesso modo con cui abbiamo calcolato ora il momento flettente a metà della trave. Immaginiamo cioè di sezionare la trave alla distanza di m 2,00 dall’appoggio A e consideriamo il tronco a sinistra, cosi ottenuto, come una trave a sbalzo incastrata nella sezione del taglio immaginario fig. (*).

Dato che il calcolo è del tutto analogo a quello svolto al punto b), possiamo scrivere senza difficoltà le seguenti uguaglianze:

Il disegno del diagramma dei momenti flettenti in una trave con carico uniformemente distribuito

Mostriamo ora, con un esempio pratico, di come si disegna la parabola che limita il diagramma dei momenti flettenti in una trave con carico uniformemente distribuito. Questa curva si può determinare sia graficamente, sia con il calcolo. Applicheremo entrambi i metodi. Prendiamo come al solito, una trave su due appoggi, distanti fra di loro m 8,00, è caricata con un carico uniformemente distribuito q = 1,2 t/m. Quindi, si disegni il diagramma dei momenti flettenti.

Soluzione grafica

Nella fig. (*) abbiamo rappresentato schematicamente la trave, in scala 1:100. Come sempre, quando si deve rappresentare un diagramma dei momenti flettenti, tracciamo anzitutto, al di sotto della trave, una retta orizzontale (la retta C – D nella fig. *); chiameremo questa retta “retta di chiusura”. Al centro del segmento C – D, cioè nel punto E, riportiamo verticalmente, verso il basso, un segmento che rappresenta il momento flettente massimo. Esso, secondo la formula (*) è di grandezza:

Come scala per il disegno dei momenti porremo 1 mm = 0,2 tm, cosicché dovremo rappresentare il momento 9,6 tm con un segmento lungo 48 mm, Segniamo dunque E – F = 48 mm. Questo segmento viene contraddistinto di solito con la lettera f, e viene detto “freccia della parabola”. Per i punti di estremità C e D della retta di chiusura conduciamo due segmenti verticali, verso il basso, C – G e D – H con lunghezza uguale a quella di f. Si congiungono quindi i punti G ed H con un segmento rettilineo, in modo da formare il rettangolo CGHD. Dividiamo poi il segmento C – E in un qualsiasi numero di parti di uguale grandezza. In questo esempio dividiamo il segmento in 4 parti. Poiché il segmento C – E corrisponde ad un tronco di trave della lunghezza di 4,00 m, nella scala delle lunghezze, che abbiamo stabilito 1 : 100, ogni suddivisione del segmento in 4 parti risulterà uguale a

Nei punti di divisione, che abbiamo indicato con 1, 2, 3, conduciamo pure, verso il basso, dei segmenti verticali, fino ad intersecare il segmento G – H. Ora anche il segmento C – G viene suddiviso nello stesso numero di parti in cui è stato suddiviso il segmento C – E. I punti di divisione vengono indicati con 1′, 2′ 3′.

Congiungiamo ora questi punti con il punto F. Il segmento F – 1′ interseca il segmento verticale, abbassato dal punto 1 della retta di chiusura, in un punto che abbiamo contraddistinto con un piccolo cerchietto e che abbiamo indicato con I. Analogamente il segmento F – 2′ interseca il segmento verticale abbassato dal punto 2 della retta di chiusura nel punto II, ed il segmento F – 3′ interseca il segmento verticale abbassato da 3 nel punto III. Abbiamo con ciò trovato tre punti della parabola che possiamo disegnare, precisamente i punti I. II e III. La metà a sinistra della parabola passa quindi da C per i punti I, II e III fino ad F. Possiamo adesso a mano libera, o con I’aiuto di un curvilineo, congiungere questi punti con opportuni tratti di linee curve. Nel fare ciò possiamo tenere anche presente che la parabola nel “vertice” F è tangente alla retta orizzontale G – H, che cioè G – H è la tangente alla parabola nel suo vertice o culmine. Esattamente come per la metà sinistra, possiamo procedere nel trovare i punti corrispondenti l, II e III della metà destra della parabola. Più semplicemente, però, possiamo trovare tali punti conducendo, come è indicato nella fig. (*), delle rette orizzontali passanti per i punti I, II e III segnando su di esse i punti simmetrici rispetto alla verticale E – F. Questa verticale E – F costituisce quindi la retta di mezzeria della parabola, cioè il cosiddetto “asse della parabola”. Se avessimo suddiviso il segmento C – E, e perciò anche il segmento C – G, non in quattro, ma in un numero maggiore di parti uguali, avremmo individuato anche un maggior numero di punti della parabola e ci sarebbe perciò riuscito più facile tracciare gli archi di collegamento fra i singoli punti; in altre parole la parabola sarebbe riuscita ancoro più precisa. Dopo aver disegnato la parabola, possiamo rilevare la grandezza del momento flettente in un qualsiasi punto della trave. A tale scopo non dobbiamo fare altro che misurare, nel punto corrispondente del diagramma dei momenti flettenti, la lunghezza del segmento verticale congiungente la retta di chiusura con la parabola. Stabiliamo di indicare, in generale, le lunghezze di questi segmenti con la lettera y. Nell’esempio abbiamo che y1 = 21,0 mm. Poiché la scala dei momenti stabilita è 1 mm = 0,2 tm, nella posizione 1 della trave avremo il momento flettente M1 = 21,0 x 0,2 tm = 4,2 tm. Analogamente troviamo: y2 = 36,0 mm; per la quale cosa M2 = 36,0 x 0,2 tm = 7,2 tm e y3 = 45,0 mm, cosicché M3 = 45,0 x 0,2 tm = 9,0 tm.

Soluzione analitica mediante calcolo

Le lunghezze dei segmenti y1, y2, ….ecc. vengono dette “ordinate della parabola”, e possono essere calcolate mediante la tabella seguente. L’impiego della tabella riuscirà chiaro, risolvendo il precedente esempio con l’aiuto della tabella stessa.

Immaginiamo, come in precedenza abbiamo già fatto, di suddividere il segmento C – E in 4 parti uguali. Perciò dovremo adoperare i coefficienti della tabella che si trovano nella colonna segnata in alto con la cifra 4. In questa colonna sono indicati tre numeri, dei quali, il primo (0,438) va impiegato per calcolare l’ordinata corrispondente al punto 1, il secondo (0.750) per calcolare l’ordinata corrispondente al punto 2, il terzo (0,938) per calcolare l’ordinata corrispondente al punto 3. Questi numeri debbono essere moltiplicati per la lunghezza del segmento f, cioè, nel nostro caso, per 48,0 mm. Avremo dunque:

Le lunghezze cosi calcolale y1, y2 e y3 concordano con le lunghezze che si possono misurare sulla figura dei segmenti 1-I, 2-II e 3-III. Riportando le lunghezze calcolale di questi tre segmenti verticalmente verso il basso, a partire dai punti 1, 2 e 3 della retta di chiusura, troviamo di nuovo i punti della parabola I, II e III, che possono essere trasportati, come prima, a destra della mezzeria. Abbiamo così trovato 6 punti della parabola, ai quali si possono aggiungere anche i punti C, D e F, che sono pure punti appartenenti alla parabola. Congiungendo questi punti con opportuni tratti curvilinei avremo completato il disegno della parabola. Come è ben chiaro, questo procedimento per il disegno della parabola è molto rapido e comodo. Invece che in quattro parti, avremmo potuto suddividere la metà della parabola in un numero maggiore di parti, ad esempio, in otto. In questo caso, avremmo dovuto moltiplicare la freccia f = 48 mm per i coefficienti della tabella indicati nella colonna contraddistinta in alto con la cifra 8. In tale modo avremmo ottenuto sette ordinate per ogni metà della parabola. La congiunzione dei punti di estremità delle ordinale sarebbe riuscita più facile e la curva ottenuta sarebbe risultata più precisa. Possiamo adesso chiederci come sono stati calcolati i coefficienti della tabella, che servono per ottenere le ordinate della parabola. È infatti molto utile conoscere la formula che serve al loro calcolo. E ciò perché, mediante tale formula, non occorre disporre sempre della tabella per eseguire il disegno di una parabola per un qualsiasi diagramma dei momenti flettenti, e, inoltre, perché di frequente non occorre affatto disegnare l’intera parabola, ma è sufficiente conoscere i valori dei momenti flettenti in singoli punti della trave. Vediamo perciò ora di ricavare questa formula che ci servirà per il Calcolo dei momenti flettenti in qualsiasi punto di una trave su due appoggi con carico uniformemente distribuito. Come abbiamo visto in precedenza, le due reazioni degli appoggi di una trave con carico uniformemente distribuito, come pure nel caso di ogni carico simmetrico, sono uguali, e sono date precisamente, dalla formula:

Per trovare il massimo momento flettente, cioè il momento flettente nel mezzo della trave, abbiamo fin qui  immaginato, secondo il procedimento della sezione, di tagliare nel mezzo la trave e di considerare il tronco a sinistra, cosi ottenuto, come incastrato nella sezione del taglio immaginario. Su questa trave a sbalzo cosi incastrata, agiscono due forze uguali e precisamente la reazione di appoggio

diretta verso l’alto, ed il carico sulla trave dall’appoggio fino al punto di mezzo, pure di grandezza 

ma diretto verso il basso. Il massimo momento flettente viene quindi ottenuto calcolando i due momenti flettenti dovuti a queste due forze, nel mezzo della trave (cioè nella sezione di taglio-immaginario) e sommandoli.

Consideriamo la figura seguente. In modo analogo dobbiamo procedere, quando vogliamo calcolare il momento flettente in un qualsiasi altro punto x della trave, posto alla distanza x dall’appoggio A, e quindi alla distanza x’ = l – x dall’appoggio B. Si ha quindi la seguente espressione per il momento flettente nel punto x:

Il membro a destra di questa uguaglianza è una differenza di due prodotti aventi un fattore comune

infatti il primo termine può essere scritto

ed il secondo

Quindi, come nell’uguaglianza 7.3-4.3=9, raccogliendo a fattore comune il numero 3 possiamo scrivere 3.(7-4)=9, anche nell’uguaglianza che dà Mx possiamo raccogliere a fattore comune, ponendola fuori parentesi, l’espressione

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è image265.gif

e scrivere:

Questa formula è molto importante e viene frequentemente impiegata. Essa è la formula generale che dà i momenti flettenti delle travi su due appoggi con carico uniformemente distribuito. Essa naturalmente deve valere per ogni punto della trave e quindi anche per il punto di mezzo, per il quale x è uguale ad l / 2. Verifichiamo se ciò sia vero e, a questo scopo, nella formula anzidetta, mettiamo in luogo di x il valore l / 2; otterremo:

cioè la stessa espressione ottenuta precedentemente.

L’equazione della parabola per i diagrammi dei momenti flettenti

Con la formula appena vista possiamo dunque calcolare il momento flettente Mx in qualsiasi punto X di una trave su due appoggi con carico uniformemente distribuito, quando siano noti la portata l, o distanza fra gli appoggi della trave, il carico q per ogni unità di lunghezza e la distanza x dal punto X dall’appoggio A. Da questa formula si può ricavare, in modo molto semplice, l’equazione della parabola del diagramma dei momenti flettenti, cioè l’equazione mediante la quale si può calcolare qualsiasi ordinata di detta parabola. Per ricavare tale equazione ci riferiremo alla fig. (*); in essa notiamo quanto segue:

Il momento flettente Mx della trave corrisponde alla ordinata y della parabola del diagramma dei momenti; la portata l corrisponde alla lunghezza del segmento di chiusura C – D, le distanze x dell’appoggio A ed x’ dall’appoggio B corrispondono ai segmenti C – X ed X – D del segmento di chiusura. Riassumendo al posto di Mx possiamo sostituire y, al posto di l, C – D, al posto di x, C – X e al posto di (l – x) = xI possiamo porre X – D. Ora dobbiamo trovare una relazione che leghi il carico per unità di lunghezza q alla parabola dei momenti flettenti. Ciò non è difficile; sappiamo già che la freccia f della parabola corrisponde al momento flettente massimo

la grandezza f, relativa alla parabola, corrisponde al valore

e quindi al posto di q possiamo porre

Possiamo ora calcolare le ordinate y della parabola nel seguente modo:

oppure

Poiché i segmenti C – D, C – X ed X – D, sulla retta di chiusura, corrispondono, tenuto conto della scala delle lunghezze, alle lunghezze di tratti di trave o della trave stessa (tutte le lunghezze relative alla trave sono state infatti disegnate, ad esempio, nella scala 1 : 100), al posto del rapporto fra segmenti della retta di chiusura, cioè al posto di

si può scrivere il rapporto delle corrispondenti lunghezze di trave, cioè

Abbiamo con ciò trovato la forma definitiva, comunemente usata, dell’equazione della parabola del diagramma dei momenti flettenti, Essa è:

Con questa formula possiamo calcolare le ordinare y, quando sono note la portata l della trave, le distanze del punto X dagli appoggi A e B, cioè x ed xI, e la freccia f. Questa è pure la formula con la quale sono stati calcolali i coefficienti della tabella precedente. Abbiamo già visto, infatti, che questi coefficienti debbono essere moltiplicati per la freccia f. Se osserviamo la formula, ci accorgiamo che i coefficienti della tabella sono i valori calcolati dell’espressione

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è image295.gif

Possiamo verificare questa affermazione con il seguente esempio: Si calcoli, per la trave rappresentata nella fig.(*) l’ordinata y2 della parabola del diagramma dei momenti flettenti, ordinata che abbiamo già una volta determinato, misurandola direttamente sul diagramma, ed una seconda volta, calcolandola mediante i coefficienti della tabella.

Il punto 2 è distante dall’appoggio A di una lunghezza x = 2,00 m e dall’appoggio B di una lunghezza xI =  6,00 m. Inoltre sono noti la portata della trave o distanza fra gli appoggi l = 8,00 m, il carico per metro lineare q = 1,2 t/m e la freccia f = 48 mm, corrispondente al momento flettente massimo. Questi valori numerici vengono sostituiti ai rispettivi simboli nell’equazione della parabola:

Abbiamo dunque che questo risultato coincide con quello ottenuto graficamente ed anche con quello calcolato, utilizzando i coefficienti della tabella. Ora facciamo un ulteriore esempio, utilizzando i due metodi di soluzione, per constatare quale dei due nel caso considerato è più semplice. Consideriamo una trave su due appoggi della portata di 8,00 m e che ha un peso proprio q = 1,2 t/m. Inoltre essa porta un carico utile uniformemente distribuito p = 0,8 t/m. Si disegni il diagramma dei momenti flettenti, precisando poi le grandezze dei momenti flettenti nei punti distanti fra di loro 0,50 m a partire dagli appoggi fig. (*). Il carico complessivo per ogni metro lineare della trave è Q = q + p = (1,2 + 0,8) t/m = 2,0 t/m. Il momento flettente massimo si ricava dalla formula:

Determiniamo adesso, graficamente e con il calcolo, i valori del momento flettente nei punti precisati ovvero nei punti distanti fra di loro 0,50 m:

1 Soluzione grafica:

La soluzione grafica è rappresentata nella fig.(*). Non è necessario dare altre spiegazioni a riguardo, perché tale metodo è già stato ampiamente esposto in precedenza. Come scala dei momenti scegliamo: 1 mm = 0,5 tm, ossia 1 tm = 2 mm. Poiché il momento flettente massimo è di 16 tm, la freccia della parabola sarà 16 x 2 mm = 32 mm. Poiché una metà della trave è lunga m 4,00, e poiché sono richiesti i valori dei momenti flettenti in punti distanti fra di loro 0,50 m, la metà lunghezza della trave deve essere divisa in 8 parti uguali. Quindi, troveremo i diversi punti della parabola nel modo che abbiamo già visto, e misureremo dopo le lunghezze delle ordinate nei vari punti:

Poiché la scala dei momenti flettenti è 1 mm = 0,5 tm, le grandezze dei momenti flettenti saranno:

Utilizziamo adesso nuovamente la tabella:

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è tabb.jpg

Poiché ogni mezza parabola è suddivisa in 8 parti, dobbiamo usare i coefficienti indicati nella colonne che porta in alto la cifra 8, moltiplicando per essi la freccia f = 32 mm. Otterremo cosi le ordinate della parabola in mm, e poiché 1 mm corrisponde a 0.5 tm, moltiplicando queste ordinate per 0,5 otterremo i momenti flettenti nei punti della trave indicati nell’esempio. Avremo dunque:

Le piccole differenze fra i risultati ottenuti con la risoluzione grafica e quelli ottenuti con il calcolo dipendono dal fatto che, nel riportare e leggere le lunghezze sui disegni non si può tener conto dei centesimi di millimetro. I risultati ottenuti con il calcolo sono perciò più precisi. Se in un calcolo statico occorre che i risultati siano molto precisi, si deve quindi preferire il calcolo alla soluzione grafica. Come esempio sull’impiego della formula generale che dà il momento flettente in qualsiasi sezione delle travi su due appoggi con carico uniformemente distribuito, risolviamo il seguente esempio. Si calcoli il momento flettente di una trave di 4 m di lunghezza alla distanza x = 1,4 m dall’appoggio A. Il carico uniformemente distribuito è q = 500 kg/m.

Poiché in questo esempio non si debbono determinare le ordinate della parabola del diagramma dei momenti flettenti, ma solo un singolo momento flettente in una determinata posizione, conviene impiegare la formula generale usata per il calcolo dei momenti flettenti. Per fare questo abbiamo già ricavato precedentemente la formula:

ricordiamo che questa formula del tutto generale permette il calcolo dei momenti flettenti nelle travi a due appoggi sottoposte ad un carico uniformemente distribuito in qualsiasi punto della stessa. Nell’esempio da risolvere abbiamo che q = 500 kg/m; x = 1,40 m ed ( l – x ) = (4,00 – 1,40) m =  2,60 m. Sostituiremo questi valori nella formula e otteniamo:

La trave a sbalzo con carico uniformemente distribuito

La trave a sbalzo è già stata esaminata. Abbiamo però fino a questo momento considerato solo delle travi a sbalzo con carichi concentrati. E ci siamo occupati di determinare i momenti flettenti della trave per questa condizione di carico constatando che il diagramma dei momenti flettenti è limitato da segmenti rettilinei, e che in corrispondenza dei carichi concentrati si hanno dei vertici della spezzata che limita la superficie del diagramma. Non abbiamo però ancora detto come si presenta il diagramma dei momenti flettenti nel caso di una trave a sbalzo con carico uniformemente distribuito, ed è di ciò che ci occuperemo qui di seguito.

Il calcolo del momenti flettenti

La trave a sbalzo rappresentata nella fig. (*) è di lunghezza l e porta il carico uniformemente distribuito q. Per potere calcolare il momento flettente nella sezione di incastro A immaginiamo che il carico complessivo uniformemente distribuito sia sostituito da un carico concentrato di uguale grandezza, cioè di grandezza q x l, e che sia applicato alla metà della lunghezza l, cioè alla distanza l / 2 dalla sezione di incastro A fig. (*).

Secondo la regola già esposta in precedenza, per attribuire i segni + e – ai momenti flettenti; rileviamo che tutti i momenti flettenti che agiscono su questa trave a sbalzo sono negativi, poiché la forza che li genera è diretta dall’alto verso il basso. Quando nelle pagine precedenti, abbiamo studiato come calcolare i momenti flettenti nelle travi a sbalzo e disegnato i relativi diagrammi, non abbiamo potuto tenere conto dell’importante regola sui segni dei momenti flettenti, poiché essa non era stata ancora spiegata. Per tale ragione, e per semplicità di esposizione, abbiamo sempre disegnato i diagrammi dei momenti flettenti al di sotto della retta di chiusura. Possiamo però adesso constatare che tutti questi momenti flettenti agenti sulla trave a sbalzo sono negativi, e per tale ragione debbono essere disegnati al di sopra della retta di chiusura. Pertanto, considerando la regola sui segni dei momenti flettenti, possiamo adesso disegnare sempre i diagrammi dei momenti positivi al di sotto della linea di chiusura ed i diagrammi dei momenti negativi al di sopra della stessa. È evidente che, anche nel calcolo, dovremo sempre indicare accanto al valore del momento flettente il suo giusto segno. Per la trave a sbalzo rappresentata nella fig. (*) il momento all’incastro cercato è dunque:

Abbiamo così trovato la formula per il calcolo del momento flettente nella sezione di incastro:

Conosciamo adesso la grandezza del momento flettente, non solo nella sezione d’incastro, ma anche all’estremità della trave a sbalzo, perché sappiamo che in tale estremità libera non vi può essere alcun momento flettente, e quindi il suo valore è uguale a 0. Quale sarà I’andamento della linea che delimita il diagramma dei momenti flettenti fra la sezione d’incastro e l’estremità libera? Per determinare tale linea, cerchiamo il momento flettente che si ha in qualsiasi punto situato alla distanza x dall’estremità libera della trave a sbalzo fig. (*). Immaginiamo che a tale distanza x dall’estremità libera la trave venga idealmente tagliata ed il tronco compreso fra il taglio e l’estremità sia incastrato nella posizione X. Il carico applicato al tronco tagliato della trave è q.x; esso agisce come un carico concentrato applicato alla metà del tronco di lunghezza x, cioè alla distanza x/2 dalla sezione di taglio. Il momento flettente in tale sezione, che indichiamo con M è evidentemente negativo ed è di grandezza:

Poiché questa formula dà il momento flettente in qualsiasi punto di una trave a sbalzo con carico uniformemente distribuito, ed ha quindi valore generale, vogliamo metterla in evidenza:

La formula precedente di MA può essere ottenuta dalla formula di MX ponendo x = l.

Il disegno del diagramma del momenti flettenti

Sappiamo ora come si calcola il momento flettente in qualsiasi sezione di una trave a sbalzo con carico uniformemente distribuito. Se vogliamo rappresentare graficamente questi momenti nel modo già noto, dobbiamo tenere presente quanto segue: che i momenti flettenti possono essere negativi o positivi, che i valori dei momenti flettenti positivi debbono essere riportati nel diagramma al di sotto della linea di chiusura e quelli negativi al di sopra. Nelle travi su due appoggi finora considerate abbiamo, perciò sempre disegnato il diagramma dei momenti flettenti al di sotto della linea di chiusura. Nelle travi a sbalzo avviene il contrario: i momenti flettenti sono negativi, ed il diagramma relativo viene a trovarsi, perciò, a partire dalla retta orizzontale di chiusura (G-F nella fig. *) al di sopra della stessa.

Se ora calcoliamo i momenti flettenti per diversi punti della trave a sbalzo e li riportiamo graficamente al di sopra di una linea orizzontale, otterremo il diagramma dei momenti flettenti rappresentato nella fig. (*). Come si può vedete, questo diagramma è limitato da una linea curva, e precisamente da un tratto di parabola. Le linee a tratti nella fig. (*) mostrano chiaramente che detta curva è la metà di una parabola, cioè la curva che abbiamo già imparato a disegnare nel caso delle travi su due appoggi. Nella fig. (*), per chiarezza, il diagramma dei momenti flettenti è stato tratteggiato; inoltre è stato indicato in esso il segno (-), poiché non ci si deve dimenticare che si tratta di momenti flettenti negativi. Facciamo adesso un esempio numerico e allo scopo consideriamo una trave a sbalzo lunga 2,00 m fig. (*) è caricata con un carico uniformemente distribuito di 800 kg/m. Si disegni il diagramma dei momenti flettenti nella scala 1 cm = 500 kgm. Per fare ciò dividiamo la trave a sbalzo in quattro parti uguali, in modo che fra i singoli punti di suddivisione vi sia una distanza di 0,50 m. Dopo calcoliamo i momenti flettenti in tali punti di suddivisione, applicando le formule:

Riportiamo graficamente i valori di questi momenti flettenti nella scala scelta 1 cm = 500 kgm, verticalmente, verso l’alto, a partire dalla retta orizzontale G – F; otterremo cosi la parabola che delimita il diagramma dei momenti flettenti, come è disegnata nella fig. (*). Possiamo constatare in modo molto semplice che si tratta della stessa parabola che si ha nel caso del diagramma dei momenti flettenti di una trave su due appoggi di lunghezza doppia, cioè lunga 4,00 m, e con uguale carico uniformemente distribuito. La parabola del diagramma dei momenti flettenti per una trave a sbalzo può perciò essere determinata come quella per una trave su due appoggi di doppia lunghezza; di questa parabola nel caso della trave a sbalzo se ne considera però solo una metà. Immaginiamo che il segmento C – E della fig. (*) sia la metà della linea di chiusura (confrontiamo con la fig. *); al di sotto del punto E avremo quindi un segmento che rappresenta il momento flettente di 1600 kgm e che è la freccia della parabola. Per i rimanenti punti le ordinate della parabola rappresenteranno i momenti flettenti calcolati mediante i coefficienti dati dalla tabella utilizzata per il calcolo delle ordinate della parabola:

Dalla fig.(*) possiamo rilevare che questi momenti flettenti MI, sono rappresentati da segmenti verticali riportati al di sotto della linea C – E (che sono ordinate della parabola), e che essi, insieme ai momenti flettenti che si hanno nella trave a sbalzo, formano un momento flettente di 1600 kgm. Da ciò si vede anche che il diagramma dei momenti flettenti per le travi a sbalzo si può determinare anche usando i coefficienti della tabella per il calcolo delle ordinate della parabola. I punti della parabola possono essere determinati anche graficamente, come abbiamo già visto a proposito delle travi su due appoggi. Se adesso, ad esempio, confondiamo la fig. (*) con la fig. (*), possiamo comprendere senz’altro come deve essere applicato il procedimento grafico nel caso delle travi a sbalzo.

La trave su due appoggi con carico parziale uniformemente distribuito

Fin qui ci siamo occupati delle travi con carico uniformemente distribuito. Abbiamo anzitutto considerato le condizioni di carico, per le quali il carico è uniformemente distribuito su tutta la lunghezza della trave, cioè da appoggio ad appoggio. Abbiamo anche brevemente accennato al caso di carico uniformemente distribuito parziale, cioè al caso in cui esso non si estende su tutta la lunghezza della trave, ma solo su un tratto di essa. Questa condizione di carico si verifica frequentemente nelle costruzioni di strutture e vogliamo perciò spiegarla riferendoci ad un esempio pratico. Consideriamo anzitutto il caso più semplice, cioè quello di un carico uniformemente distribuito parziale e simmetrico: immaginiamo di togliere dalla trave rappresentata nella fig. (*) caricata su tutta la lunghezza con sacchi di sabbia, tre di questi sacchi da ciascuna delle due estremità; otterremo perciò un carico uniformemente distribuito parziale, e precisamente distribuito su una lunghezza c, ed uguale a P = q . c, dove q è sempre il carico applicato sulla lunghezza unitaria (metro oppure centimetro) fig. (*). Poiché il carico parziale è distribuito simmetricamente, possiamo dire senz’altro, senza eseguire alcun calcolo, che le reazioni degli appoggi sono uguali fra di loro, e precisamente:

Il massimo momento flettente si ha sulla mezzeria della trave, e ciò perché possiamo immaginare che il carico uniformemente distribuito sia riunito in un unico carico P sulla mezzeria della trave, dato che il carico distribuito è simmetrico. Il diagramma dei momenti flettenti per questo unico carico concentrato è costituito dal triangolo che, nella fig. (*), abbiamo indicato con A-B-C. Come già sappiamo, il momento flettente massimo dovuto ad un carico concentrato sulla mezzeria della trave è:

Quando però il carico è distribuito su un certo tratto della trave, il momento flettente a cui esso dà luogo è evidentemente minore di quello dovuto ad uno stesso carico concentrato in un punto, sulla mezzeria della trave. Il diagramma costituito dal triangolo A-B-C non rappresenterà perciò più il vero diagramma dei momenti flettenti. Il diagramma triangolare dei momenti flettenti disegnato nella fig. (*) coincide con quello reale dovuto ad un carico parziale solo per i tratti della trave, i quali non portano alcun carico. In corrispondenza della parte centrale della trave, la quale è uniformemente caricata, il diagramma dei momenti flettenti deve avere la forma di una parabola. Disegniamo quindi adesso questo tratto di parabola, ed a tale scopo escludiamo dal triangolo A-B-C le parti situate in corrispondenza dei tratti di trave non caricati; tali parti del triangolo rappresentano proiezioni dell’effettivo diagramma dei momenti flettenti. Per fare ciò abbassiamo, dai limiti estremi del tratto di trave caricato, due rette verticali, le quali intersecheranno la linea di chiusura A-B fig. (*) nei punti 1 e 5, ed i lati A-C e B-C del triangolo nei punti 1′ e 5′. Si tratta ora di disegnare fra i punti 1′ e 5′ la parabola che limita il diagramma dei momenti flettenti per il tratto di trave uniformemente caricato. Ciò può esser fatto in diversi modi: Possiamo considerare come una trave a sé il tratto di trave uniformemente caricato, considerandolo precisamente una trave su due appoggi caricata uniformemente su tutta la sua lunghezza fino agli appoggi. Per tale trave possiamo quindi disegnare il diagramma dei momenti flettenti parabolico fig. (*). La retta di chiusura 1″ e 5” corrisponde al segmento 1′ 5′, cosicché possiamo trasportare semplicemente la parabola dalla fig. (*d) nella fig. (*c). Nel fare questo dobbiamo però badare a quanto segue: poiché si vuole qui spiegare semplicemente il principio, in, base al quale si costruisce il diagramma dei momenti flettenti, non abbiamo considerato, nell’esempio che stiamo svolgendo, alcun preciso valore numerico, ma abbiamo solo supposto il momento massimo pari a:

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riportandolo nella fig. (*c). Se però la porzione di parabola disegnata nella fig. (*d) deve essere trasportata a completare la parte di diagramma dei momenti flettenti AB 5’ 1’ nella fig. (*c), il momento rappresentato dal segmento 3″ F, nella fig. (*d), non può essere scelto arbitrariamente, ma deve essere precisamente: 3″ F = 3′” 3′ = 3′ C, da cui si ricava 3″ F = 3′” C / 2. Ciò risulterà senz’altro chiaro riflettendo su quanto segue:

La trave è uniformemente caricata sulla sua parte centrale di lunghezza c. Se consideriamo questo tratto di trave come una trave a sé ed immaginiamo di concentrare il carico distribuito sulla lunghezza c in un unico carico P applicato sulla mezzeria della trave, il massimo momento flettente, che ne risulterebbe, sarebbe:

dove, nel nostro caso, l = c.

Il massimo momento flettente dovuto ad un carico uniformemente distribuito sarà: 

In questa formula, applicata sul tratto di trave considerato, dobbiamo sostituire il seguente valore l = c. Si avrà quindi: 

Poiché però q . c=P potremo scrivere:

Il massimo momento flettente dovuto ad un carico uniformemente distribuito su tutta la lunghezza della trave è quindi uguale alla metà del momento flettente dovuto ad un carico totale uguale, ma concentrato sulla mezzeria della trave. Riferendoci alla fig. (*c), ciò significa, come abbiamo già detto, che il segmento 3′” 3′ è uguale alla metà del segmento 3′” C. La parabola che rappresenta la porzione di diagramma dei momenti flettenti relativa alla parte centrale caricata della trave, può essere costruita anche in un altro modo, partendo dal triangolo A-B-C precedentemente disegnato. Nella fig. (*c) tracciamo anzitutto la retta di collegamento 1′ 5′, e dividiamo il segmento 1′ 5′ in un numero qualsiasi di parti uguali. Nella fig. (*c) lo abbiamo diviso in 4 parti uguali, ottenendo così i punti 2″‘, 3′” e 4″‘. Da questi punti abbassiamo delle rette perpendicolari alla retta di chiusura, verso il basso. Dividiamo adesso i segmenti 1′-C e 5′-C in un numero di parti uguali fra di loro come il segmento 1′ 5′; i punti di divisione siano chiamati I, II e III e I’, II’ e III’. Congiungiamo adesso l con III’, Il con II’ e III con I’. Le intersezioni di questi segmenti di collegamento con le corrispondenti linee verticali danno i punti della parabola 2′, 3′ e 4′. Il punto 3′ è anche il vertice della parabola, la cui distanza 3′-3 dalla retta di chiusura dà in scala il valore del momento flettente massimo dovuto al carico della trave. Si vede che questo momento è minore del momento rappresentato da 3-C, che si avrebbe se il carico totale P fosse concentrato sulla mezzeria della trave. Dalla fig. (*c) possiamo adesso senz’altro ricavare la formula che dà il momento flettente massimo dovuto ad un carico parziale uniformemente distribuito e simmetricamente disposto rispetto alla mezzeria della trave: tale momento massimo si ottiene sottraendo dal momento

 il momento

si avrà precisamente:

Se infine raccogliamo a fattore comune P/2, otteniamo la formula come viene comunemente usata:

Da questa formula si può anche dedurre che, per un dato carico P ed una data distanza l fra gli appoggi, il momento flettente diventa tanto minore, quanto maggiore è il tratto c sul quale il carico è distribuito. Se c aumenta fino a diventare uguale a l, l’espressione racchiusa fra parentesi diventerà:

e quindi:

abbiamo cioè ritrovato la formula che dà il momento flettente massimo dovuto ad un carico distribuito su tutta la lunghezza della trave.

Nella fig. (*) si può chiaramente osservare che il massimo momento flettente si ha in corrispondenza del centro di gravità S del carico (punto centrale). Ciò si verifica però solo quando il carico parziale è disposto simmetricamente. In pratica, accade frequentemente che il carico non sia disposto esattamente in mezzo alla trave, ma sia spostato verso uno degli appoggi. Studieremo questa condizione di carico, riferendoci ad un esempio pratico, cioè esaminando come viene ad essere sollecitata la trave ad I. Nella fig. (*) rappresentiamo graficamente questa condizione di carico ed indichiamo tutte le misure ed carichi necessari a conoscersi per il calcolo. Dobbiamo quindi risolvere il seguente esempio. Il serbatoio pieno d’acqua ha un peso totale G = 8000 kg, ed esso viene sopportato da due travi ad I, per la quale cosa ogni trave deve sopportare un carico distribuito uniformemente su un certo tratto; questo carico ha un valore totale P = 4000 kg. La distanza fra gli appoggi della trave è l = 6300 mm; il tratto su cui il carico è uniformemente distribuito ha una lunghezza c = 3000 mm, e la distanza della parete sinistra del serbatoio dall’appoggio A è d = 1150 mm. Quale è il necessario momento resistente delle travi, e quale profilo dobbiamo scegliere per esse?

Anzitutto dobbiamo determinare, come sempre, le reazioni degli appoggi. A tale scopo immaginiamo il carico P concentrato nel centro di gravità S del serbatoio pieno. II modo con cui si determina il centro di gravità di superfici e di corpi verrà spiegato in uno dei prossimi capitoli. Per questo caso ci basta dire che il centro di gravità si trova a metà lunghezza del serbatoio, cioè distante 1500 mm dalle sue pareti verso gli appoggi. Il carico P agisce dunque ad una distanza a = 2650 mm dall’appoggio A e ad una distanza b = 3650 mm dall’appoggio B. Abbiamo cosi tutte le misure necessarie per rappresentare schematicamente il problema statico fig. (*b). Calcoliamo ora le reazioni degli appoggi, esprimendo il carico in kg e le lunghezze in cm, con le formule:

Verifica: deve essere VA + VB = P e quindi 2320 kg + 1680 kg = 4000 kg. Esatto!

II massimo momento flettente deve essere calcolato nella sezione più pericolosa X-X. Questa sezione però, nel caso di un carico uniformemente distribuito parziale disposto asimmetricamente rispetto agli appoggi, non si troverà sotto il centro di gravità S del carico, come nell’esempio precedente, in cui si aveva un carico simmetrico, ma si troverà un po spostata verso l’appoggio più distante dal carico. Indichiamo la distanza della sezione più pericolosa X-X dall’appoggio sinistro con x (cm), la lunghezza del tratto di trave caricato con c (cm), la distanza dell’estremità a sinistra del carico parziale dall’appoggio sinistro con d (cm), il carico complessivo uniformemente distribuito su un tratto di trave con P (kg), e la reazione d’appoggio a sinistra con VA (kg); la distanza x sarà data dalla formula:

Introducendo in questa formula i relativi valori numerici, avremo:

Per la determinazione dei momento flettente massimo impieghiamo il procedimento della sezione, e quindi immaginiamo di tagliare ed incastrare la trave in corrispondenza della sezione X-X. Considereremo poi la parte sinistra della trave come una trave a sbalzo incastrata ad un estremo, sulla quale è rimasto il carico parziale uniformemente distribuito P’. Immagineremo che anche questo carico parziale uniformemente distribuito sul tratto di lunghezza (x-d) sia sostituito da un unico carico concentrato applicato al centro del tratto stesso; la distanza del carico concentrato P’ dalla sezione di incastro sarà: (x-d)/2.

Come si può rilevare dalla fig. (*c), sulla trave a sbalzo immaginaria agiscono i seguenti momenti: il momento positivo  VA . x dovuto alla reazione di appoggio VA, che tende a fare ruotare verso destra la trave a sbalzo, ed il momento negativo

dovuto al carico P’, che tende a fare ruotare la trave verso sinistra. L’equazione che dà il momento nella immaginaria sezione di incastro sarà dunque:

Per potere calcolare il valore di questo momento, dobbiamo determinare anzitutto il valore di P’: il carico totale P = 4000 kg si distribuisce uniformemente sul tratto di lunghezza c = 300 cm; su 1 cm di lunghezza di trave agisce dunque un carico:

Sul tratto (x-d) agisce quindi un carico di (x-d) . 13,33 kg. Come abbiamo calcolato in precedenza con la formula:

x = 289 cm e, secondo i dati dell’esempio d = 115 cm; si avrà dunque:

Con ciò abbiamo fatto una interessante constatazione, cioè che P’= VA . Ciò dimostra che il valore di x, prima calcolato, era esatto, poiché nella sezione più pericolosa la somma delle forze esterne dirette verso l’alto (VA), è uguale alla somma delle forze esterne agenti verso il basso (P’). Su ciò ritorneremo più diffusamente quando si parlerà degli sforzi di taglio. Possiamo dunque scrivere la formula che dà il momento flettente massimo anche nel modo seguente:

e semplificando ulteriormente:

Inseriamo adesso i valori numerici dati nell’esempio, nella formula ora trovata:

Da questo valore ricaviamo quindi il necessario momento resistente della trave applicando la formula:

Fissando come valore della sollecitazione unitaria ammissibile 

dovrà essere:

Dalla tabella dei profilati standard, troviamo che il momento resistente di una trave ad l di profilo 260 è di 442 cm3; tale momento resistente potrebbe anche essere sufficiente, ma è meglio impiegare una trave I di profilo normale 280, il cui momento resistente è pari a: 

Vediamo adesso di disegnare anche il diagramma dei momenti flettenti: supponiamo anzitutto che il carico distribuito su un tratto della trave sia concentrato nel centro di gravità S, e calcoliamo il momento flettente dovuto a questo carico, nella sezione della trave sottostante a detto centro di gravità S:

Inseriamo adesso i valori numerici nella formula

Per la scala dei momenti stabiliamo: 1 mm = 10000 kgcm. Disegniamo anzitutto la retta di chiusura A-B fig. (*d) e conduciamo dal centro di gravità S, nella fig. (*b), una verticale verso il basso. Su questa verticale riportiamo, a partire dalla retta di chiusura, verso il basso, una misura di 61,4 mm corrispondente al valore del momento flettente massimo; otterremo in tal modo il diagramma triangolare dei momenti ABC. Dalle precedenti considerazioni relative ad una condizione di carico costituita da un carico uniformemente distribuito e disposto simmetricamente su una parte centrale della trave, sappiamo che questo diagramma triangolare rappresenta solo in parte l’andamento effettivo dei momenti flettenti, e che, in corrispondenza del tratto di trave che sopporta un carico uniformemente distribuito, per completare il diagramma dei momenti flettenti si deve costruire una porzione di parabola. A tale scopo prolunghiamo verticalmente, verso il basso, le linee che limitano lateralmente il tratto di trave caricato, ottenendo in tal modo, sulla retta di chiusura, i punti 1 e 5 e, sugli altri due lati del triangolo, i corrispondenti punti 1′ e 5′. Dividiamo adesso il segmento di collegamento 1′-5′ ed i segmenti 1′-C e 5′-C in un uguale numero di parti uguali e disegniamo la parabola esattamente come abbiamo spiegato in precedenza per il carico parziale distribuito uniformemente e disposto simmetricamente rispetto alla mezzeria. Ricordiamo anzitutto che il vertice della parabola non è situato esattamente sotto il centro di gravità di S, ma risulta alquanto spostato verso destra, e precisamente di un tratto lungo (x-a)=2890 mm – 2650 mm, tratto il quale, nella scala delle lunghezze scelta, deve essere di 2,4 mm. Che cosi debba essere risulta chiaro dal fatto, che il vertice della parabola determina il valore del momento flettente massimo. Se poi misuriamo la lunghezza dell’ordinata del vertice (cioè la distanza del vertice dalla retta di chiusura), troviamo la misura y = 46,8 mm, ciò che corrisponde ad un momento flettente massimo Mmax =468.000 kgcm. Con il calcolo abbiamo trovato prima che il momento flettente massimo è Mmax =468.640 kgcm. Nella scala prescelta non si può naturalmente misurare il valore del momento flettente con una tale precisione da ottenere lo stesso risultato del calcolo. Ciò però non è neppure necessario, come si capire, ricordando come si è calcolato il momento resistente e come si è scelto il profilo della trave.

La trave su due appoggi con carico di tipo composto

In base ai risultati del calcolo precedentemente eseguito, abbiamo scelto, per le travi portanti il serbatoio d’acqua il profilo I 280. Poiché travi di tale profilo sono piuttosto pesanti e la distanza fra gli appoggi è notevole (l = 6300 mm), è necessario verificare l’influenza del peso proprio delle travi sulle sollecitazioni che le travi stesse debbono sopportare. II peso proprio di una trave può considerarsi, per il calcolo, come un carico uniformemente distribuito. Nella maggior parte dei casi, però, si può tenere conto del peso proprio solo eseguendo un calcolo di verifica, perché, all’inizio del calcolo, il profilo della trave e quindi anche il suo peso proprio, da introdurre nel calcolo, non sono ancora noti. Nel caso considerato possiamo, nel calcolo di verifica ora accennato, introdurre il peso proprio di una trave I 280, che secondo la tabella dei profili standard è precisamente di 48 kg/m. Calcoliamo quindi il momento flettente massimo dovuto al peso proprio, il quale costituisce un carico uniformemente distribuito su tutta la lunghezza della trave. Allo scopo applichiamo la formula:

da cui, introducendo i valori numerici, avremo:

Il momento flettente massimo dovuto al peso proprio si ha nella mezzeria della trave ed ha il valore ora calcolato Mg =23814 kgcm. Il massimo momento flettente dovuto al carico uniformemente distribuito q su un tratto limitato della trave, cioè dovuto al peso del serbatoio pieno d’acqua, è stato precedentemente calcolato in Mq =468640 kgcm. Se il carico uniformemente distribuito parziale fosse simmetrico, cosicché il momento flettente massimo ad esso dovuto si verificasse pure nella mezzeria della trave, per avere il momento flettente massimo complessivo sarebbe sufficiente sommare i due singoli momenti flettenti, dovuti ai due distinti carichi, si avrebbe cioè:

Nel nostro caso però, come abbiamo già visto, il momento flettente massimo dovuto al carico del serbatoio non si ha nella mezzeria della trave, ma in una sezione X-X situata 26 cm a sinistra di detta mezzeria. Come potremo quindi comporre i due momenti flettenti? Ciò risulta chiaro disegnando il diagramma dei momenti flettenti dovuti al carico composto; costituito dal peso proprio e dal peso del serbatoio. A tale scopo consideriamo quanto segue:

In ogni sezione della trave, per effetto del carico uniformemente distribuito su un tratto della trave, si ha un momento flettente ben determinato. La grandezza di tale momento può essere data per ogni sezione della trave, misurando la corrispondente ordinata del diagramma dei momenti flettenti disegnato nella fig. (*d). Anche il peso proprio della trave dà luogo, in ogni sezione della stessa, ad un determinato momento flettente, il cui valore possiamo pure ricavare per ogni sezione, se disegniamo il diagramma dei momenti flettenti dovuti al peso proprio. Se quindi, per ogni sezione, sommiamo i due momenti flettenti, cioè quello dovuto al peso proprio e quello dovuto al carico esterno; avremo il momento flettente complessivo in quella data sezione. Cominciamo quindi a disegnare la parabola del diagramma dei momenti flettenti dovuti al peso proprio. Tracciamo anzitutto lo schizzo schematico rappresentante la trave e la sua condizione di carico composto fig. (*a). Sotto tale schizzo disegniamo la retta di chiusura, sulla quale costruiremo la parabola rappresentante il diagramma dei momenti flettenti dovuti al peso proprio g, nella scala 1 mm =10000 kgcm fig. (*b). Osserviamo che, con la scala scelta, la parabola risulta molto appiattita. Nella fig. (*c) la linea continua sottile limita il diagramma dei momenti flettenti dovuti al carico uniformemente distribuito parziale su un tratto della trave; tale diagramma corrisponde a quello già disegnato nella fig. (*d). La curva di forte spessore nella fig. (*c), è stata ottenuta per punti, riportando sulle sottili linee verticali, che rappresentano i diversi punti della trave, i momenti flettenti misurati sulle stesse verticali nel diagramma della fig. (*b), in aggiunta ai momenti dovuti al carico parziale e determinati dalla linea sottile. Congiungendo i punti così ottenuti si ha la linea segnata con tratto di forte spessore, la quale limita il diagramma dei momenti flettenti complessivi; su questo ultimo diagramma possiamo leggere direttamente, per qualsiasi punto della trave, il valore del momento M = Mg + Mq . Il momento flettente complessivo massimo (Mmax) potrà essere ottenuto nel modo più sicuro conducendo una tangente alla parabola, parallela alla retta di chiusura A-B, e misurando la distanza di questa tangente dalla retta di chiusura; nella fig. (*c) tale distanza, misurata nel punto vicino alla sezione corrispondente ad Mq max , è di circa 49,2 mm, corrispondente ad un momento flettente Mq max di 492.000 kgcm. Vogliamo ora verificare se questo momento massimo complessivo non risulta troppo elevato per la trave del profilo scelto. Come abbiamo rilevato dalla tabella dei profili standard il profilo I 280 ha un momento resistente

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La sollecitazione unitaria dovuta al momento flettente precedentemente calcolato sarà quindi:

La sollecitazione unitaria massima è quindi ancora ammissibile. Con questo calcolo di verifica abbiamo potuto constatare (e ciò risulta nel modo più chiaro dal diagramma dei momenti flettenti), che l’influenza del peso proprio della trave sulla grandezza del momento flettente massimo è relativamente bassa. Riassumiamo adesso brevemente il procedimento di calcolo usato per determinare il profilo di una trave, tenendo conto, oltre che del carico esterno, anche del suo peso proprio:

1) Determinazione dei carichi agenti sulla trave, secondo il loro tipo e la loro grandezza.

2) Determinazione del momento flettente massimo; cioè del momento flettente nella sezione più pericolosa.

3) Calcolo del necessario momento resistente di questa sezione.

4) Scelta di un profilo adatto, servendosi della tabella dei profilati, e determinazione del peso proprio della trave.

5) Determinazione del massimo momento flettente complessivo, tenendo conto del peso proprio della trave come carico uniformemente distribuito.

6) Verifica della massima sollecitazione unitaria effettiva.

7) Nel caso che questa sollecitazione massima complessiva sia maggiore della sollecitazione unitaria ammissibile, si ripete il calcolo di verifica, scegliendo per la trave un profilo maggiore.

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